A Fa’ la cosa giusta! arriva un’ape(car) che porta cibo e teatro. L’Apeshakespeare è il frutto di un progetto che coinvolge attori e cuochi ex detenuti del carcere di San Vittore. Con il loro piccolo e colorato “tre ruote” girano per piazze, scuole e teatri con un vasto repertorio di ricette e animazioni teatrali. Hanno iniziato il 1 maggio del 2015, in occasione dell’apertura di Expo. Da novembre, dopo che è finita l’esposizione universale, hanno partecipato ad un centinaio di eventi. “A Fa’ la cosa giusta organizzeremo laboratori per le scuole -sottolinea Donatella Massimilla, attrice e fondatrice del Centro europeo teatro e carcere (Cetec) che oltre all’Apeshakespeare ha dato vita in 20 anni a tanti altri progetti di teatro nella casa circondariale di Milano-. Con questa esperienza di strada uniamo educazione al cibo, al teatro e all’arte”.

Oltre all’Apeshakespeare, i visitatori troveranno in fiera altre 16 realtà di “Economia carceraria”, vale a dire cooperative e associazioni che nelle carceri italiane curano la formazione professionale e l’inserimento lavorativo dei detenuti. Propongono prodotti di qualità. Dai biscotti “Brutti e buoni” preparati nel carcere di Brissogne in Val d’Aosta (con la cooperative Enaip) alla pasticceria a base di mandorle e pistacchi delle cooperative nate nelle case circondariale di Siracusa e Ragusa (“Sprigioniamo sapori” e “L’Arcolaio”). Si dedicano ai dolci anche la Banda Biscotti di Saluzzo e di Verbania e “Dolci libertà” di Busto Arsizio. Si potrà inoltre gustare la Birra Vale la Pena, opera dei detenuti di Rebibbia e Regina Coeli (Roma), oppure il caffè delle Lazzarelle, cooperativa del carcere femminile di Pozzuoli (Napoli) e assaggiare i taralli di “Campo dei miracoli” nell’istituto penale di Gravina di Puglia (Bari).

Oltre al cibo, nelle carceri italiane si producono anche abbigliamento, borse e accessori. Dalla casa circondariale di Marassi (Genova) arrivano a Fa’ la cosa giusta! t-shirt e felpe serigrafate con frasi dei più grandi cantautori italiani. Propongono magliette e felpe anche Extraliberi di Torino e Made in Jail di Rebibbia. Le donne rinchiuse a San Vittore e Bollate (Milano) propongono abiti femminili di alta moda, mentre “Malefatte” da Venezia propone borse e accessori con materiale di riciclo. Ci sono poi cooperative carcerarie che eseguono lavori di falegnameria (EStia), giardinaggio (Opera in fiore), tipografia (Zerografica).

Redazione: Dario Paladini, 8.03.016