Il 20 giugno si celebra la giornata internazionale del rifugiato; un tema, quello delle migrazioni forzate, che è all’OdG nel dibattito pubblico e nell’agenda politica attuale. Non c’è giorno in cui in Europa non si discuta, con posizioni opposte, di migranti e migrazioni. Né un giorno senza notizie di morti in mare, campi profughi, espulsioni, conflitti e difficoltà di integrazione sui territori.

A fronte della narrazione prevalente, di corto periodo e troppo spesso strumentale, da parte di politici e opinionisti, rimangono inevase domande fondamentali: perché il tema suscita contrasti e chiusure così aspre? Quale potrà essere il giudizio della storia? Perché la memoria storica è così corta? Il contributo di uno storico esperto di migrazioni, il prof. Matteo Sanfilippo (Università della Tuscia e Fondazione Migrantes) è stato raccolto in una intervista di cui vi proponiamo una sintesi e che si trova in edizione integrale su Agensir (“Migranti forzati: la scuola non insegna nulla, cosa si leggerà sui libri di scuola“, di Patrizia Caiffa, 16 giugno 2016).

Che attenzione dà la storia ai fenomeni migratori, al tema dei rifugiati?
Ogni decennio ha visto massicci arrivi di rifugiati. Ma i libri di storia non parlano di nessuno, nemmeno degli sbarchi degli anni ’90 di albanesi, jugoslavi, ecc. E’ qualcosa di fastidioso che va cancellato.

Perché si cancella la memoria? Oltre 10mila morti nel Mediterraneo negli ultimi tre anni non contano quanto le vittime di una guerra?
La memoria è corta e non vogliamo ricordarci le cose brutte. Per l’opinione pubblica i profughi portano problemi. Di situazioni in cui muoiono migliaia di persone ce ne sono tantissime e noi purtroppo siamo in un certo senso assuefatti. Quando Primo Levi tornò a piedi dal campo di Auschwitz cercò di pubblicare il suo libro “Se questo è un uomo”, raccontando le sue esperienze del campo di concentramento e poi di rifugiato in fuga: per cinque anni le case editrici non lo vollero. La risposta fu: a nessuno interessa. L’aspetto più brutto della condizione di rifugiato è far parte di una umanità scartata. Gli altri non ti vogliono.

Quindi la storia dei conflitti conta più di quella delle migrazioni?
Degli emigranti si parla solo nel momento in cui diventano risorsa economic