A Firenze si è appena concluso il Bto-Buy Tourism Online (2-4 dicembre), evento dedicato a turismo e cultura digitale. In una intervista rilasciata a Wired, Matteo Stifanelli, country manager di Airbnb, indica la direzione intrapresa in Italia dal colosso californiano dell’home sharing:

“Spalanchiamo le porte delle seconde case. Allarghiamo la torta dell’ospitalità collaborando con istituzioni e associazioni. Milano è d’esempio. Già lo scorso dicembre la delibera del comune ha stabilito che la sharing economy è positiva per la città. Poi c’è stato l’aggiornamento della legge regionale lombarda sul turismo rispetto alle case vacanza non professionali, mettendo un tetto a tre abitazioni e riducendo le incombenze ad autodichiarazione, comunicazione dei documenti degli ospiti e tassa di soggiorno. Anche Firenze sta correndo molto, a breve raccoglieremo la tassa anche lì. Su Roma c’è grande disponibilità ma c’è da lavorare. Comunque, vogliamo replicare questo modello di concertazione in più città possibile: supporto sui grandi eventi, comunicazione dei big data e alfabetizzazione digitale”.

Le potenzialità sono enormi :

“Crescono le regioni del Sud, che superano la media nazionale: Puglia, Sardegna, Sicilia. Ma anche Trentino, Liguria e costa toscana. Le seconde case sono 3,5 milioni, l’85% delle quali sfitte.” 

Ma non poche sono le pressioni che l’home sharing si ritrova ad affrontare. Deve di fatto avvicinarsi a un sistema alberghiero tradizionale – per esempio in termini di tutele per gli ospiti e questioni fiscali – senza ovviamente tradire l’ingrediente di base: la condivisione e un approccio leggero, che per il singolo host non deve assumere le classiche incombenze imprenditoriali.

Articolo di Simone Cosimi, leggi in versione integrale su Wired 2.12.015