Per gli inquilini del palazzo, in fondo a via Padova, è un incubo: ogni notte dal ristorante cinese di sotto arrivano urla e musica a tutto volume. I gestori e proprietari del locale hanno accumulato quasi 100mila euro di debito con il condominio, da anni non pagano le spese. “Ho fatto tagliare il riscaldamento, li ho denunciati e dopo un paio di anni ho ottenuto dal Comune anche un’ordinanza di chiusura, ma il ristorante è ancora aperto e continua a fare quel che gli pare”, mi spiega L.A., l’amministratrice di condominio. Potrà sembrare un’ordinaria storia di beghe condominiali, ma in via Padova (e in altri quartieri di Milano) è una situazione comune a tanti caseggiati privati, spesso ridotti in condizioni pietose perché una parte degli inquilini non paga le spese condominiali, o trasforma gli appartamenti in pensioni abusive sovraffollate o li utilizza come alcova per prostituirsi. È spesso da questa quotidianità difficile che scaturisce l’esasperazione di migliaia di cittadini onesti, sia italiani che stranieri, che vivono in questa strada multietnica, tanto lunga (oltre quattro chilometri) da congiungere la trafficata e semicentrale piazzale Loreto con la periferia di Cascina Gobba. Redattore sociale ha raccolto la testimonianza di due amministratrici di condominio. Appartengono a una categoria professionale che non sempre gode di buona fama, ma svolgere questo lavoro in alcuni edifici di via Padova richiede una buona dose di abnegazione e coraggio. Alcuni palazzi sono ormai senza amministratore di condominio perché nessuno vuole gestire situazioni così difficili. “Ovviamente sono stata più volte minacciata dai gestori del ristorante cinese -sottolinea L.A-. Il problema di fondo è che non c’è un’autorità che si occupi di questi problemi. Anche se denunci alle forze dell’ordine, raramente intervengono”. L’esercito in strada, chiesto ora anche dal sindaco Beppe Sala, non potrà certo intervenire in situazione di questo genere. I soldati con i loro enormi fucili hanno le armi spuntate su quel che succede dietro ai portoni. Magari neanche se ne accorgono.

“Basta poco perché la situazione sfugga di mano e il condominio diventi terra di nessuno -aggiunge M.B., che in via