Scrivere la fiera, un po’ al giorno.
Il work in progress di Gabriele Dadati, scrittore, responsabile del programma culturale di Fa’ la cosa giusta!
(ritratto: Davide Corona)

 

2 febbraio

Questo 2017 è iniziato come peggio non poteva, dal punto di vista dell’inquinamento. Per tutto gennaio chi vive nella pianura padana ha respirato polveri sottili oltre il livello di guardia un giorno su due, in buona sostanza. Molto oltre il livello di guardia.
Ieri è arrivata un po’ di pioggia a pulire l’aria. Certo: l’aria. Ma quello che sparisce da lì finisce nel terreno. E comunque siamo in un periodo di siccità. Le poche gocce cadute non bastano e non basteranno.
Nel frattempo – com’è giusto – l’Europa apre procedure d’infrazione che potrebbero portare il nostro paese a pagare una multa che si aggira attorno al miliardo di euro. Ma soprattutto continuiamo ad ammalarci, ci ammaliamo sempre di più. Non stiamo parlando di sforamento del deficit o di un’amministrazione delle risorse finanziarie fatta in maniera mediocre. Non basta una manovra aggiuntiva. Perché mai come in questo caso l’Europa siamo noi, e non si tratta di pagar dazio, si tratta di cercare di agguantare una qualche normalità.
A questo punto inizia la corsa alla deresponsabilizzazione. Sono le industrie: non ci posso fare niente. É la forma a conca della pianura padana che impedisce la dispersione dei fumi: non ci posso fare niente. Sono i riscaldamenti vecchi delle altre case: non ci sposso fare niente. Sono i tanti camion nelle strade: non ci posso fare niente.
Io però mi ricordo di quella battuta letta in rete tempo fa: “Tu non sei bloccato nel traffico. Tu sei il traffico”. Cosa c’è da dire di più? C’è da fare. Iniziando dalla macchina. Che vada a metano o sia elettrica o comunque ibrida: basta benzina e gasolio. Una macchina da comprare insieme ad altri, per spendere meno e per farla diventare un’azione collettiva. Tante persone che inquinano meno.
Anche questo c’è in fiera. Da provare e toccare con mano. Coi ragazzi del GAI, il Gruppo di Acquisto Ibrido. Sia sabato sia domenica, dalle 11 alle 12, dalle 17 alle 18. Si passa presso il loro stand, si viene accompagnati a provare la macchina ibrida, si capisce come fare ad aderire.


31 gennaio
È venuto il momento di confessarlo: di un mucchio di cose io non so e non capisco un bel niente. Come tutti, immagino. Ognuno nella vita ha le sue inclinazioni, la sua storia personale, i suoi incontri determinanti. E in base a questi elementi mette nella cassetta degli attrezzi alcune cose e non altre. Ad esempio ieri ero al telefono con mio cognato perché dovevo scollegare dei faretti dal soffitto e lui è rimasto inorridito perché non avevo previsto di separare, scortecciare e isolare i fili che avrei staccato. Nella mia ingenuità davo per scontato di togliere la corrente, troncare i fili tutti alla stessa lunghezza, metterci su un solo giro di nastro isolante e via. Mentre lui mi ha sgridato e invitato a fare il lavoro per benino, spiegandomelo passo dopo passo. Del resto, è un ingegnere. Cade dalle nuvole quando gli racconto qualche cosa di specifico riguardo il mondo dei libri. Ognuno ha il suo percorso. Ma io ieri ero contento di aver fatto bene una cosa di cui non sapevo nulla prima. Ora, a questo voglio aggiungere un altro elemento: io non solo di un mucchio di cose non so e non capisco un bel niente, ma proprio per questo cerco di occuparmene. E non a livello di “Oh, guarda, che cosa strana!” e poi tirare dritto, ma proprio a livello di “Voglio sporcarmici le mani! Fatemelo fare! Daaaiii!”. Ecco, il programma culturale di “Fa’ la cosa giusta!” è un posto perfetto per questo tipo di attitudine. Posso dirlo? Di un bel numero di cose che incasello nel planning non avevo mai sentito parlare prima in vita mia. E proprio per questo mi viene una gran voglia di gettarmici su. Un esempio? Be’, la “marmellata da doccia” fatta con elementi naturali in un laboratorio del sabato mattina. Sappiate che non so neanche immaginarla. Ma… non vedo l’ora di provarla! Oppure il laboratorio in cui si imparerà a fare… una maschera purificante per il volto con il limone! E io che avevo sempre pensato al limone come a qualcosa da tenere assolutamente lontano dagli occhi. Ma pensa un po’… Sarà vero? Intanto imparo, poi vediamo. A questo serve il programma culturale di “Fa’ la cosa giusta!”. A imparare. Dalle cose più serie a quelle più gioiose. Perché la nostra vita è fatta di tanti momenti e sentimenti diversi.


26 gennaio

 L’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca ha riportato nel discorso pubblico il tema del cosiddetto “uomo forte”. E ci si è chiesti: ma in Italia gli elettori cosa ne pensano di avere un “uomo forte” al comando? A quanto pare, stando ai sondaggi, risulterebbe gradito a più dell’ottanta per cento di coloro che si sono espressi.
Confesso che questo non mi sorprende, ma continua a spaventarmi. Che cos’è il desiderio dell’uomo forte, che possibilmente venga da fuori la politica (perché si sa, i politici sono gli esseri più abietti che esistono, non c’è possibilità che qualcuno di loro sia lì perché ha passione e impegno per la cosa pubblica)? È la voglia di non prendersi responsabilità. Se guardiamo alla vita politica italiana degli ultimi vent’anni il grande successo di Silvio Berlusconi (un imprenditore, mica un politico!), l’attesa quasi messianica che ha accompagnato l’insediamento di Mario Monti (un tecnico, mica un politico!), l’ascesa di Beppe Grillo (un comico, mica un politico!) e così via, ci rendiamo conto di quello che di volta in volta si attendeva: il grande risolutore. L’uomo venuto da fuori che avrebbe risolto i problemi. Ci avrebbe pensato lui, così non ci avremmo dovuto pensare noi.
Un elettorato che aspetta l’“uomo forte” è, per come la vedo io, un elettorato che non vuole lavorare ogni giorno alla manutenzione della democrazia e alla gestione della cosa pubblica. Con un unico esito possibile, cioè il fallimento della vita dello stato.
“Fa’ la cosa giusta!” ha come claim “fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili”. “Critico” e “sostenibile” sono due aggettivi che vogliono dire la stessa cosa, almeno dal punto di vista del processo a cui alludono: ragionare sugli atti che si compiono ogni giorno e prendersi le proprie responsabilità rispetto al contesto in cui si vive. Rispetto agli altri, all’ambiente, al futuro.
Non esiste “uomo forte” a “Fa’ la cosa giusta!”, per come la vedo io. Sarebbe inutile fare un programma culturale, altrimenti. Gli incontri, i dibattiti, i laboratori