Il prossimo 10 marzo si terrà in Fiera la nuova edizione della Scuola delle buone pratiche in collaborazione con l’Associazione Borghi Autentici d’Italia.
Prima sessione dalle 10 alle 13, poi si pranza insieme con i relatori,  e sessione pomeridiana dalle 15 alle 17. Rifletteremo insieme su come la bellezza può rigenerare i legami sociali e l’economia, e lo faremo – partendo sempre da esperienze concrete – a partire da esperienze di fragilità.

La fragilità può diventare un’opportunità per un territorio?

Parleremo di progetti di rigenerazione e di coesione sociale che nascono proprio dalle situazioni di fragilità, e di territori che, per esempio di fronte all’emergenza migratoria, riescono trasformarla in una risorsa per la comunità, come mostrano i casi dei borghi autentici di Salve e Scontrone.

Ma ci sono anche aree la cui fragilità deriva da un processo di degrado, è il caso di intere aree periferiche delle città, in cui si concentra una forte presenza di case popolari e di popolazione anziana. La situazione è analoga, anche se per motivi diversi, nei borghi a rischio spopolamento. La fragilità diventa in questi casi un punto di forza se si riescono ad avviare progetti di riqualificazione urbana e di rigenerazione delle relazioni sociali attraverso la creazione anche di nuovi spazi comuni.

Alla domanda “con la cultura si mangia?” La classe dirigente italiana risponde in gran parte di no. Bruno Arpaia e Pietro Greco invece sostengono esattamente il contrario con la loro pubblicazione “La cultura si mangia”: e in effetti dal 2007 l’occupazione nelle industrie culturali italiane è cresciuta in media dello 0,8 per cento l’anno. Se questo non basta c’è anche il rapporto “Io sono cultura – l’Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi”, elaborato d