E’ di recente pubblicazione un libro che racconta la vita di padre Mussie Zerai, sacerdote e operatore umanitario per i rifugiati, coinvolto nel salvataggio di profughi in pericolo in mare da più di dieci anni con uno sforzo senza precedenti. La vicenda comincia nel 1992, quando a soli 16 anni egli arriva in Italia come rifugiato. Dopo gli studi in teologia e filosofia e la sua ordinazione sacerdotale, viene mandato in Svizzera come pastore tra i migranti eritrei. Il suo impegno attuale per aiutare i migranti in difficoltà inizia nel 1995. Nel 2003 come interprete entra in una prigione libica. Lì per la prima volta entra in contatto con i rifugiati eritrei nel loro cammino verso l’Europa. Le storie dei suoi compatrioti non lo lasceranno in pace e sente come suo dovere prestare loro aiuto. Poco dopo la sua visita al carcere comincia a ricevere telefonate da rifugiati in pericolo in mare. Qualcuno infatti aveva inciso il suo numero di telefono in un muro della prigione con la nota “In caso di emergenza, chiamare questo numero”. Nel 2006 padre Zerai fonda in Italia l’organizzazione umanitaria Agenzia Habeshia, il cui compito è, tra le altre cose, sostenere migranti e rifugiati nei loro rapporti con le autorità e in materia di integrazione. Padre Mussie, candidato al Premio Nobel per la Pace, e la sua organizzazione si sono attivati in iniziative di lobbying e di pubbliche relazioni, intervenendo in radio e in televisione, scrivendo a politici e organizzazioni umanitarie.

Presentazione del libro martedì 17 gennaio a Roma (CSER – via Dandolo 58)
Padre Mosè. Nel viaggio della disperazione il suo numero di telefono è l’ultima speranza, di Mussie Zerai e Giuseppe Carrisi, edito da Giunti.
Interverranno, insieme ai due autori, mons. Silvano M. Tomasi, membro del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, e Carlotta Sami, portavoce dell’Agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) per il Sud Europa. Seguirà la proiezione del documentario su padre Mussie di Gaia Capurso.

Fonte: Agensir, 12.01.017

 

L’app per salvare vite umane
Medici senza frontiere e IBM danno vita a uno strumento digitale per raccogliere dati sui migranti Nasce dalla collaborazione tra Medici senza frontiere e la Fondazione IBM Italia l’app che aiuta migranti e richiedenti asilo durante il loro viaggio verso l’Europa. Si chiama People on the Move ed è pensata per supportare il lavoro degli operatori della ONG impegnati nel Mediterraneo e nei Balcani.
Con dei tablet, anche in assenza di connessione, raccolgono in forma anonima i dati delle persone, che confluiscono in tempo reale in un database. Le informazioni sono di carattere medico: riguardano la presenza di donne e minori e i traumi subiti e sono utili agli psicologi.
Lo strumento è utilizzato nei campi profughi al confine ungherese e nelle strutture allestite in Serbia, oltre che sulla nave Bourbon Argos, dove serve anche a tracciare i soccorsi alle imbarcazioni lungo il canale di Sicilia.

Fonte: Wired, 17.12.016