Il cuore della riforma è uno solo: riaprire le frontiere e permettere ai migranti di entrare legalmente. Senza dover ricorrere ai trafficanti di esseri umani. Sono tre, per ora, le proposte che vengono dal mondo del volontariato e del terzo settore per cambiare radicalmente la legislazione sull’immigrazione e lasciarsi alle spalle la Bossi-Fini e tutti gli altri provvedimenti degli ultimi dieci anni che hanno man mano introdotto paletti e ostacoli all’ingresso nel Belpaese. Sono state presentate in questi mesi. La prima è frutto del lavoro dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi). La seconda è partita dai Radicali italiani e ha raccolto il consenso di diverse associazioni (anche cattoliche) e di un centinaio di sindaci ed è una vero e proprio disegno di legge, per il quale il primo maggio è partita la raccolta di firme con la campagna “Ero straniero – l’umanità che fa bene”.

L’ultima proposta, in ordine di tempo, è stata presentata a Milano da un cartello di una trentina di associazioni, centri sociali e comitati, chiamata “Nessuna persona è illegale”: “È lo slogan della grande manifestazione di Barcellona -ha spiegato Pietro Massarotto, presidente del Naga-. E calza perfettamente anche con la situazione italiana: riteniamo infatti che nessun migrante può essere ritenuto irregolare, per il semplice motivo che ad oggi non c’è alcun modo per entrare in Italia in maniera regolare”. Si tratta di una piattaforma che in tre grandi capitoli rivolge una serie di richieste all’Unione Europea, al Governo e Parlamento italiani e ai sindaci. A Bruxelles le associazioni chiedono, tra le altre cose, di introdurre il permesso di soggiorno europeo, che verrebbe rilasciato da ciascuno Stato ma con validità in tutta l’Unione. Inoltre, una revisione del regolamento di Dublino, con la previsione del diritto del migrante di scegliere il Paese in cui chiedere asilo (attualmente possono fare domanda solo nella nazione in cui sono sbarcati). Alle istituzioni italiane (in particolare al Parlamento) viene chiesto di abolire la procedura dei decreti flussi e di instaurare nuovi meccanismi di ingresso: innanzitutto la possibilità per il migrante di chiedere un visto per ricerca di lavoro della durata di almeno 12 mesi e il ripristino dell’ingresso per lavoro a chiamata nominativa. Inoltre, la possibilità di regolarizzarsi nel caso in cui si abbia un lavoro, il diritto di voto alle elezioni amministrative e che almeno il rinnovo dei permessi di soggiorno sia gestito dai Comuni e non più dalle Questure. Ai Sindaci una totale adesione allo Sprar, il sistema nazionale che finora a funzionato bene nell’accoglienza e integrazione dei richiedenti asilo.