Fa’ la cosa giusta! (Milano, 8-10 marzo) grande protagonista è stato il tema del mare, in particolare l’inquinamento da plastica e la minaccia della pesca sconsiderata.

Con l’entrata in vigore della Direttiva europea sulle plastiche monouso attesa a breve, l’organizzazione Giacimenti Urbani ha voluto fare un punto della situazione sia con la mostra Deplastic , focalizzata su problemi e soluzioni, sia con un momento di riflessione sul contenuto della direttiva il cui testo è già stato approvato dai vertici europei.

Oltre a vietare cotton fioc, posate e piatti di plastica monouso, cannucce o bastoncini per palloncini, la direttiva stabilisce, tra le altre cose, la quantità minima di plastica riciclata che dovrà essere impiegata nella produzione di bottiglie di PET (il 25 per cento entro il 2025 e il 30 per cento entro il 2030) e introduce una maggior responsabilità per i produttori non solo riguardo allo smaltimento delle confezioni in plastica, ma anche alle attività di pulizia dell’ambiente e di creazione di consapevolezza. Troppo tardi e troppo poco secondo Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace, anche se la direzione è quella giusta.

Il riciclo è un’opzione auspicabile ma non è sufficiente, attestandosi in Europa intorno al 15 per cento. La direttiva quindi, penalizzando il monouso, punta a dare maggiore valore ai prodotti e ai materiali e a favorire il riutilizzo. Per questo secondo Ungherese emerge un altro problema soprattutto in Italia dove da tempo, anziché cambiare le abitudini di consumo, si è optato per realizzare con plastiche biodegradabili o compostabili molti prodotti che prima erano realizzati con plastica tradizionale. Peccato che la direttiva non faccia distinzioni ed equipari di fatto questi materiali vietando il prodotto monouso in quanto tale, anche se realizzato con plastiche di nuova generazione.

“Non bisogna tanto puntare sulla transizione da un tipo di plastica ad un altro, mantenendo inalterato il volume di rifiuti prodotti e spostando il problema da un tipo di scarto ad un altro”, commenta Ungherese. “Piuttosto si deve incentivare il ricorso alla vendita di prodotti sfusi o confezionati con imballaggi riutilizzabili.” Le bioplastiche infatti, seppur provenienti da materie prime vegetali, non sono necessariamente biodegradabili, e in ogni caso, anche quelle compostabili, lo sono solo se sottoposte a un processo corretto. Se rilasciate nell’ambiente o nel mare, invece non sono affatto innocue.

A parte gli aspetti legali, ci sono altre cose interessanti da constatare, come illustrato da Enzo Favoino della Scuola Agraria Parco di Monza. Ad esempio l’importanza dei clean-up day, le iniziati