Il baco da seta per 28 giorni mangia ininterrottamente (foglie di gelso). Poi fa “la salita al bosco”, si trova un posto sicuro e si avvolge in una sorta di gomitolo che crea (gomitolo di seta). Da qui diventa crisalide e quindi falena – una specie “farfalla”- che però non sa volare, depone le uova e muore. E via al prossimo ciclo. Il bozzolo è fatto di questo straordinario filo che, lavorato in acqua calda, diventa appunto la base del tessuto.

Per la tua privacy YouTube necessita di una tua approvazione prima di essere caricato. Per maggiori informazioni consulta la nostra Privacy Policy.
Ho letto la Privacy Policy ed accetto

Miriam ci mostra tutto. Porta avanti l’attività con il marito, Domenico Vivino, e con un’amica, Giovanna Bagnato. Insieme, nel 2014, hanno dato vita a questa avventura prendendo in gestione cinque ettari di terra del Comune su cui sorgeva un gelseto abbandonato e il museo della seta di San Floro.

Nata in Calabria, Miriam è cresciuta a Varese e qui, dopo aver studiato lingue straniere, ha iniziato a lavorare per una compagnia aerea. Quattro anni dopo, in seguito ad un licenziamento ingiusto quanto improvviso, emigra a Berlino e trova subito lavoro. Vivendo in Germania scopre che i locali stanno investendo sulla valorizzazione di zone turistiche e naturali e si rende conto che la sua zona d’origine non solo non ha nulla da invidiare a questi luoghi, ma è addirittura molto più ricca di bellezza e potenzialità.

«In una delle capitali europee più all’avanguardia d’ Europa – ci confida Miriam – ho sentito persone vantarsi delle stesse cose che faceva mio nonno trenta anni fa. Per questo e altri motivi, ho finalmente visto la mia terra di origine in modo diverso».

Rinunciando ad un lavoro sicuro e ben pagato, decide quindi di prendere l’areo Berlino/Lamezia Terme e qui – dove ha trascorso molte delle sue estati ma non ha mai vissuto – inizia l’avventura di Nido di seta, insieme a Domenico – che nel frattempo stava prendendo la seconda laurea a Napoli e Giovanna, che invece era rimasta a San Floro.

«Quando ci siamo incontrati – continua Miriam – abbiamo deciso di rimanere qua, ma qualcosa dovevamo pur fare. Non ci interessava diventare ricchi, ma volevamo creare un terreno fertile per le future generazioni. Mio padre mi ha sempre detto che in Calabria non c’era niente, ma dal mio punto di vista dove non c’è niente c’è tutto da fare, si può fare tutto! Si continua a ripetere che questa è una terra da cui bisogna scappare, ma la verità è che questo è un luogo in cui la gente dovrebbe venire per lavorare. Abbiamo scelto di rimanere per essere felici e per fare qualcosa che avesse un impatto nel nostro territorio e in quello circostante».

San Floro è stata capitale della seta tra il 1300 e il 1700. La tradizione serica è sopravvissuta fino alla generazione dei nostri nonni e poi è andata scomparendo. È stato quindi quasi naturale ripartire proprio dalla seta. Gli abitanti del borgo, inizialmente, li consideravano letteralmente dei “pazzi”.  «Mai avrebbero potuto pensare – si illumina Miriam – che l’anno scorso avremmo chiuso le attività con più di 6000 presenze. Oggi Nido di Seta è una realtà del territorio, che collabora con il territorio, presente nel territorio. San Floro è un paesino di 500 abitanti, ma ha la fortuna di trovarsi a mezz’ora dall’aeroporto, dieci minuti da uno dei mari più belli di Italia e nelle vicinanze di un capoluogo. Non potrei chiedere di più. Qua i bambini scorrazzano ancora da soli per il paese e tutti li ‘controllano’. Penso che non ci sia posto migliore per crescere un bambino».

E infatti Miriam, mentre parliamo, è incinta di qualche mese, ma non ha nessuna intenzione di cambiar vita! Mi chiedo – e le chiedo – se inizialmente le persone siano state chiuse nei loro confronti. «All’inizio, quando mi vedevano andare in giro con scarpe antinfortunistiche, tute da lavoro e forbici, un po’ di scompenso c’è stato, ma non ho incontrato chiusura. San Floro, inoltre, è un’isola felice, non siamo soggetti al cancro delle mafie. Certo, ci mancano i servizi (sanità, trasporti) ma ci organi