Parla Marco Steiner, presidente del Comitato di Milano, che promuove la posa dei sampietrini che ricordano i nomi dei deportati:

“Quello che mi interessa di più è raccontare e ricordare le storie particolari di ogni deportato, anche quelle meno note e che rischiavano di essere dimenticate. Ogni singola pietra rappresenta un monito affinché ciò che è accaduto non si ripeta mai più. Il Comitato è cosciente che non potrà arrivare a commemorare tutti. L’impegno è rivolto soprattutto a quelle vittime che non hanno più nessuno che le ricordi”.

I Comitati per le “Pietre d’Inciampo” e l’artista berlinese Gunter Demning

Il Comitato di Milano è nato per promuovere e organizzare la posa dei sampietrini ricoperti con una piastra di ottone su cui è ricordato il nome, l’anno di nascita, il giorno e il luogo della morte dei deportati. Posti davanti alle abitazioni in cui vivevano le persone prima di essere deportate, ricordano a chi passa il dramma della deportazione vissuto da cittadini milanesi.

Oggi in Europa si contano oltre 75mila Pietre d’Inciampo in 26 Paesi: un monumento diffuso, nato nel 1990 per intuizione dell’artista berlinese Gunter Demnig e cresciuto anche grazie al passaparola come reazione ad ogni forma di negazionismo e di oblio, per ricordare tutte le vittime del Nazismo, qualunque sia stato il motivo della persecuzione: religione, razza, idee politiche, orientamenti sessuali. A Milano la posa delle Pietre d’Inciampo è iniziata nel 2017. Nei giorni scorsi ne sono state posate altre 28 alla presenza dello stesso Gunter Demnig: nomi di persone comuni, dal professore di liceo al falegname, dalla casalinga all’operaio. Deportati perché ebrei o per motivi politici. Aggiunge Marco Steiner:

“Per ogni nome facciamo una ricerca per arrivare a qualche loro parente o amico