Cosa fa il mare per noi e cosa possiamo fare noi per il mare

Il viaggio è un’evasione dalla quotidianità alla quale facciamo fatica a rinunciare: fortunatamente, possiamo sempre scoprire altri mondi tenendo occhi e orecchie bene aperti, per ascoltare nuove storie.
Seguiteci in una speciale immersione negli oceani: faremo un tuffo alla scoperta dei suoi tesori nascosti, e poi risaliremo in superficie, per scoprire cosa galleggia tra le onde.

Sebbene l’oceano copra il 71% della superficie terrestre e giochi un ruolo fondamentale negli equilibri del pianeta – pensiamo solo al fatto che regola il nostro respiro, l’alimentazione mondiale, l’economia e il clima – è per molti versi un mondo ancora sconosciuto. Solo l’un per cento dei fondi governativi per la ricerca è dedicato agli studi oceanografici.
Fortunatamente, il primo gennaio 2021 sancirà l’inizio del decennio del mare promosso dall’ONU: uno stimolo affinché la ricerca oceanografica non sia più appannaggio esclusivo della comunità scientifica e proponga da subito soluzioni ai problemi che dobbiamo affrontare. Come? Facendo partecipare anche i cittadini. È la cosiddetta “citizen science”.
Si spera così di dar vita ad una Generazione Oceano, capace di “creare l’Oceano di cui abbiamo bisogno per il futuro che vogliamo”. ll ruolo dell’Italia sarà fondamentale.

La nostra vita dipende dal mare e il futuro del mare dipende da noi

Nei fondali marini si nasconde un vero e proprio tesoro per l’umanità: qui si sviluppano creature con super poteri, nate per resistere alle condizioni più ostili. I loro enzimi hanno un valore enorme anche nel campo della medicina: alcuni li possiamo applicare alla diagnosi del Covid.

Mariasole Bianco

In questo video Mariasole Bianco, biologa marina fondatrice della onlus Worldrise, e Francesca Santoro, della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO, ci portano in fondo al mare, alla scoperta dei suoi tesori, e raccontano i progetti messi in campo per proteggerlo, come la campagna 30×30, che punta a proteggere il 30% dei mari italiani entro il 2030, attraverso l’istituzione di Aree Marine Protette.

Lo sapete che potete scoprire i mari anche da casa vostra? Un esempio di strumento rivoluzionario per la conoscenza e la protezione dei nostri mari è Google Ocean, che ci permette di scoprire nel dettaglio cosa c’è sotto la superficie dell’oceano, compresi vulcani sommersi e piane abissali, ed anche, grazie a una collaborazione con Catlin Seaview Survey, offre la possibilità di immergersi virtualmente ed esplorare relitti, barriere coralline e nuotare con delfini e foche.

Un altro progetto interessante, nato dalla collaborazione tra Google, Oceana e SkyTruth, è Global Fishing Watch, sistema che dal 2016 monitora quello che succede nell’oceano dallo spazio, rendendo così molto difficile ai grandi pescherecci nascondere le loro attività clandestine. Grazie ai dispositivi di localizzazione (Ais) che si trovano a bordo delle grandi imbarcazioni, le operazioni di pesca vengono pubblicate in tempo reale su una mappa online interattiva accessibile e scaricabile da chiunque.

Le sfide per curare gli ecosistemi acquatici

Ocean clean up ha raccolto più di tremila tonnellate di plastica. La plastica raccolta viene riciclata, e in parte studiata per capirne la fisica, come si comporta, come si muove in acqua, per studiare come possiamo catturarla meglio. Stiamo cercando di capire come valorizzarla.

Francesco Ferrari

Per cambiare il destino degli ecosistemi marini sono nate tecnologie innovative, come la barriera raccogli-plastica di The Ocean Cleanup: un progetto partorito dalla mente del diciottenne Boyan Slat, che sfrutta le correnti prodotte dagli oceani per ripulirli.
La maggior parte dei rifiuti che confluiscono nei mari è trasportata dai fiumi, ed è per questo che l’ultimo progetto dell’azienda sono le Interceptor: navi che percorreranno i mille fiumi più inquinati del mondo, per intercettare l’80% dei rifiuti che galleggiano in superficie. Ce ne parla in questo video il biologo marino Francesco Ferrari, membro del team. La plastica non è però la sola minaccia al futuro degli oceani: l’acidificazione, legata all’aumento di Co2 nell’aria, è un fenomeno invisibile ma non meno impattante. Un cambiamento sconvolgente per la vita dei dei microrganismi e delle barriere coralline: prova a combatterlo il Politecnico di Milano con il progetto Desarc Maresanus, qui presentato dal professore Stefano Caserini.

Secondo il grande Climate Clock, un conto alla rovescia sul clima installato nel bel mezzo di Manhattan, abbiamo meno di otto anni per cambiare il senso di marcia. Molte sono le azioni che possiamo scegliere di fare, ogni giorno, per ridurre la quantità di plastica che produciamo, ridurre le nostre emissioni, sprecare meno acqua, nutrirci con consapevolezza. Noi di Fa’ la cosa giusta vogliamo raccontarle tutte: scopri tutti i nostri video su ecosistemi e innovazione.