Daniela Ducato, imprenditrice green: “Non esistono gli scarti”

Questa è la storia di Daniela Ducato e di un gruppo di imprenditori, ricercatori ed esperti che sono riusciti a trasformare ben 120 prodotti impiegati nell’edilizia utilizzando ingredienti rispettosi dell’ambiente e dell’uomo. Dalle colle alle barriere assorbi petrolio, la soluzione l’hanno trovata nelle eccedenze delle produzioni agricole. Il sogno di Daniela? “Realizzare una biblioteca della ricerca, in cui siano catalogate tutte le ricerche e i risultati. La nuova sfida è rendere la ricerca democratica, circolare, condivisa e reciproca”.

Chi è Daniela Ducato

Il suo segreto è nel metodo: parte dai dettagli, guarda in modo diverso ciò che gli altri scartano, crea legami e collaborazioni. Daniela Ducato, 60 anni, vive nel Sud della Sardegna, a Guspini e da lì sta cercando di dimostrare che è possibile fare impresa e ricerca in modo diverso. Viene intervistata da riviste, quotidiani e Tv nazionali e internazionali, per i 120 prodotti green di Edizero, una filiera di imprese per l’edilizia di cui lei è una delle principali artefici. Dal Presidente Sergio Mattarella ha ricevuto l’onorificenza dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana: nella motivazione del riconoscimento viene definita “campionessa mondiale di innovazione, orgoglio della nostra Italia migliore”. Eppure dice: “Non facciamo cose eccezionali. Partiamo da quello che già esiste e che fa parte della nostra vita quotidiana. E cerchiamo di trasformarlo in un materiale sostenibile”. Al Senato, nell’aprile dell’anno scorso, ha incontrato Greta Thunberg:

“Mi ha detto che devo fare di più. Sono una mamma e una nonna e umanamente ho provato senso di protezione nei suoi confronti. Ha il futuro negli occhi e penso che il suo impegno e la nascita del movimento Fridays For Future sia un’occasione straordinaria per far capire che l’ambiente è una questione che riguarda tutti”.  

Daniela Ducato a Fa’ la cosa giusta! 2020

Sabato 21 novembre, Daniela Ducato ha partecipato al programma culturale online dell’edizione speciale di Fa’ la cosa giusta! 2020 (GUARDA IL VIDEO), intervistata da Miriam Giovanzana, direttrice editoriale di Terre di mezzo. Ci parlerà del suo lavoro e del suo impegno per un’economia sostenibile. Un lavoro che può incidere nella nostra vita quotidiana. Siamo circondati e usiamo decine di cose, ma spesso non ci facciamo caso.

“Per esempio, nessuno pensa alle colle, eppure le nostre case ne sono piene. Nell’edilizia vengono usate tantissimo. Ebbene, noi cerchiamo di cambiare gli ingredienti di cui sono fatte e di sostituire quelli derivanti dal petrolio con altri che non facciano male agli uomini e all’ambiente. Per me è green ciò che rispetta la salute delle persone Il mio ruolo è quello di creare connessioni possibili tra imprese e mondo scientifico e territori con team e modalità multidisciplinari”.

Quasi sempre la soluzione sta negli scarti delle produzioni agricole. E così lana di pecora, residui di lavorazione della canapa e del sughero diventano materiale per creare pannelli isolanti sia termici che acustici. La lana di pecora viene utilizzata anche per creare barriere che assorbono petrolio o altri inquinanti finiti in mare. Gli ingredienti delle pitture sono calce, terre ed eccedenze vegetali. “Vengono chiamati scarti, ma non lo sono -sottolinea Daniela Ducato-. In natura non esistono gli scarti. Tutto serve e ha un ruolo. E i prodotti Edizero sono la dimostrazione che basta cambiare lo sguardo per capire che ogni materiale, anche la buccia di un frutto, può essere utile”.

L’innovazione richiede, però, tanta ricerca scientifica e collaborazione:

“Lavoro con esperti di vari settori: medici, chimici, architetti, ingegneri, agronomi, biologi. E uno dei problemi che incontro spesso è che i risultati delle ricerche, nei settori più disparati, non vengono condivisi. Anzi, si fa proprio fatica a trovare quali sono le ricerche già condotte su un determinato prodotto. Il mio sogno è quello di realizzare una biblioteca della ricerca, in cui siano catalogate tutte le ricerche fatte e i risultati. La nuova sfida è rendere la ricerca democratica. La ricerca dovrebbe essere circolare, condivisa, reciproca. Il punto di arrivo di una ricerca già fatta può diventare quella di partenza per un nuovo studio. Ci sono ricerche che non danno il risultato atteso all’inizio e vengono archiviate, ma spesso contendono dati e informazioni importanti che possono essere utili ad altre persone. Anche nella ricerca c’è troppo scarto”.   



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