L’obiettivo di HUMUS è contrastare l’irregolarità del lavoro in agricoltura, le derive di sfruttamento e il caporalato. Non demonizzando gli imprenditori agricoli, ma collaborando con loro e fornendo soluzioni facilmente implementabili che legano le esigenze delle aziende ai diritti dei lavoratori, con attenzione particolare alle economie locali e alla sostenibilità.

Una sfida grande ma necessaria perché le condizioni del lavoro agricolo sono spesso al limite dello sfruttamento e i numeri sono enormi. Nel nostro paese ci sono 1.600.000 aziende agricole e, tra queste, il 39% assume la manodopera con contratti non completamente regolari. I lavoratori in agricoltura sono 1.200.000. Di questi, 405.000 sono stranieri e il 72% lavora con contratti non regolari. I lavoratori stagionali sono 1.050.000 e di questi 370.000 sono stranieri.

Secondo l’Osservatorio Placido Rizzotto (2020), sono 400.000 le persone investite dal fenomeno del caporalato, l’80% straniere. Il caporalato costituisce un indotto di 4,8 miliardi di Euro e un’evasione fiscale pari al’1,8%. 30.000 aziende agricole – il 25% del totale di quelle che impiegano lavoratori dipendenti in circa 80 distretti agricoli – ricorre all’intermediazione mafiosa. Condizioni lavorative indegne con conseguenze gravi come disagio abitativo e ambientale, aumento di malattie, difficoltà di accesso all’acqua potabile e ai servizi igienici, per coloro che si imbattono nel caporalato e nel lavoro nero. Ma assenza di diritti e tutele (impossibilità di accesso alla mutua, alla disoccupazione agricola, ecc…) e precarietà della vita anche per coloro che si ritrovano nella grande sacca del lavoro grigio, ossia il