Una ricerca inglese ha stimato che il 67% dell’intero inquinamento marino è dovuto a 20 corsi d’acqua, si è calcolato che i 122 fiumi più inquinati hanno contribuito per oltre il 90% agli apporti plastici. 

La plastica non rappresenta la sola forma di inquinamento di mari e fiumi, ma in questo momento gli impatti causati dalla plastica abbandonata stanno incidendo in maniera significativa su interi ecosistemi.

Davanti a un problema globale sono nate tante iniziative su varia scala, con progetti molto diversi, ma accomunati da unico grande intento: ripulire i nostri mari. 

A Fa’ la cosa giusta! 2020 (6-8 marzo, Fieramilanocity) torna “Il Porto”, uno spazio dedicato ad incontri, approfondimenti e laboratori su temi e iniziative legati al mare e alla sua tutela.

Progetti ambiziosi e di grande risonanza come quello di Ocean Cleanup, ideato da Boyan Slat, un ragazzo olandese che nel 2013 a soli 18 anni, ha fondato l’associazione con l’intento di costruire una macchina capace di ripulire i mari partendo dal “Pacific Trash Vortex”, l’enorme “zuppa di plastica” accumulata dalle correnti nell’Oceano Pacifico.

Ocean Cleanup oggi,si compone di uno staff multidisciplinare ed internazionale che lavora costantemente al miglioramento della macchina raccogli-plastica e da poco ha lanciato le Interceptor, imbarcazioni fluviali progettate per la raccolta di rifiuti nei fiumi più inquinati del mondo.

Scopriremo con Roberto Brambini, uno degli ingeneri di Ocean Cleanup, il percorso fatto fino ad ora e gli sviluppi di questo avveniristico progetto. L’appuntamento con lui è per sabato 7 marzo alle 16.