La vita nelle aree interne. Cerignale: il Comune di 122 abitanti e un milione di alberi

Un borgo in provincia di Piacenza, Cerignale, arrampicato sull’Appennino tra Emilia e Liguria: 122 abitanti e un milione di alberi. Il suo sindaco è Massimo Castelli, anche coordinatore nazionale dei Piccoli Comuni di ANCI, e sarà ospite del programma culturale online di Fa’ la cosa giusta! 2020, martedì 24 novembre (ore 19.30), con Fabrizio Barca e Giovanni Carrosio, per parlare di come «riportare i margini al centro».

La sua Cerignale è un modello di benvivere in montagna: d’estate si tengono iniziative culturali di fronte alla Fontana della Pace, e lì accanto c’è una piazza della Democrazia e della Tolleranza. Esiste una piazza del “buon pane”, quella del forno comunale, e un grande murale/manifesto dell’emigrazione: per non dimenticare.

Massimo Castelli è convinto che l’Appennino sia una risorsa, uno spazio importante per un’economia verde e nuove occupazioni in equilibrio con la natura. Per tornare, però, serve una rivoluzione culturale.

«Credo in politiche straordinarie, che puntino a modificare gli assetti esistenti con determinazione. Bisogna ricreare condizioni di vita e di lavoro accettabili nei territori marginali. Per renderli davvero “abitabili” è necessario ripensare completamente il modello di erogazione dei servizi di cittadinanza e la loro diffusione, per farlo è necessario ridurre le “disuguaglianze territoriali”».

Alcune politiche straordinarie Castelli le elenca: «In ANCI ho proposto una fiscalità di equità, non di vantaggio, per i territori fragili: chi vive in Appennino, come noi, sa che ha dei costi da sostenere per poter fruire dei servizi essenziali, e servirebbe una sorta di flax tax territoriale, in considerazione delle tasse indirette elevatissime (come il carburante) che deve sostenere chi vive nelle aree marginali».

Una proposta concreta, da realizzare a partire dai Comuni (almeno 300) che negli ultimi sessant’anni hanno perso oltre il 50 per cento della popolazione.

Un altro intervento riguarda terreni e case abbandonate: «Dopo due mancate successioni devono diventare patrimonio pubblico: il tuo abbandono non può essere un mio problema, perché l’incuria provoca degrado. Si perde il “paesaggio” e si provocano problemi legati al dissesto idrogeologico» sottolinea Castelli.

Infine, la salute: «L’esperienza del Covid ha sottolineato ancora di più l’esigenza di una medicina sul territorio. In questo contesto, i medici di medicina generale (MMG) non possono essere dei privati che firmano un contratto con le aziende sanitarie locali, e che poi si vanno a ricercare i mutuati sul territorio. La presenza di un medico nelle aree deboli dev’essere un servizio pubblico, e il medico deve avere un contratto pubblico: solo così potrà garantire un presidio fisso, e non muoversi verso la pianura alla prima occasione possibile, alla ricerca di una più alta densità di pazienti».

L’alternativa è uno scenario distopico: «Se chi vive a Cerignale è un problema, perché in Appennino costiamo troppo, perché poi bisogna garantire i servizi essenziali, ditelo. A quel punto ci fate un paese satellite a Rivergaro (un Comune della bassa Val Trebbia, in direzione di Piacenza, a 60 chilometri da Cerignale, ndr), mettete in ogni casa una bottiglia di champagne e ci portate lì. Chi vuole stare sui monti ci resti, ma dimentichi i servizi».

Appuntamento martedì 24 novembre, alle ore 19:30, qui sul sito, la pagina Facebook e il canale YouTube di Fa’ la cosa giusta!, insieme a Massimo Castelli, Fabrizio Barca e Giovanni Carrosio, nell’incontro intitolato I margini al centro: ridurre le “disuguaglianze territoriali” per vivere nelle aree interne.

Di territori resistenti parleremo negli incontri del filone tematico Ripartire dai territori, all’interno del programma culturale online dell’edizione speciale di Fa’ la cosa giusta! 2020. Vi aspettiamo!

Fotografia di Cerignale, sito ufficiale del comune.