Le api sono il libro bianco del degrado del nostro pianeta: la denuncia di Paolo Fontana, entomologo e apicoltore

Escono dal loro alveare alla ricerca di fiori e nettare e non tornano più oppure stramazzano di fronte all’arnia dove si forma un tappeto di api morte. Centinaia di migliaia di api stanno morendo in queste settimane in Lombardia, Piemonte, Toscana, Calabria. Gli apicoltori lombardi denunciano diversi casi nel Lodigiano, in Brianza e nel Lecchese prima e durante la semina del mais o dopo i trattamenti insetticidi sulla colza ancora in fiore. In Piemonte accade nelle zone di Alba e di Mondovì per i trattamenti su noccioleti, frutteti e (ancora) su mais e colza.

Giornata Mondiale delle Api

Potrebbe sembrare beffardo celebrare, il 20 maggio, la Giornata mondiale delle api. Questi casi dimostrano invece che è importante. La Giornata è stata istituita nel 2017 dalla Nazioni Unite per sensibilizzare sia chi ha responsabilità di governo sia qualsiasi cittadino, che viva in città o in campagna. Le api, insieme a tutti gli altri insetti pronubi, come per esempio le farfalle, i grilli, le libellule o i bombi sono in pericolo. E sono insetti preziosi, perché trasportano il polline da un fiore all’altro permettendo così la riproduzione di oltre l’80% della flora naturale esistente e il 75% delle piante coltivate. La Giornata serve a ricordarci che la scomparsa delle api non è un problema astratto o lontano, sta succedendo vicino alle nostre case.


E per capire cosa ciascuno di noi può fare per salvare gli insetti pronubi, ci siamo rivolti a Paolo Fontana, entomologo, apicoltore, presidente della World Biodiversity Association, onlus fondata nel 2004 a Verona da un gruppo di naturalisti, botanici, zoologi e semplici appassionati della natura impegnati nella conoscenza e conservazione della biodiversità in Italia e nel mondo. Ha scritto di recente “Il piacere delle api”. L’avevamo invitato a parlare di api e miele a Fa’ la cosa giusta! di quest’anno, che purtroppo abbiamo dovuto rimandare per l’emergenza Covid-19.

“Credo che la Giornata mondiale delle api abbia un valore sempre maggiore, perché le api mettono in comunicazione l’uomo con la natura. Le api portano all’uomo ciò che trovano nella natura. E ora portano poco miele e troppo spesso entrano in contatto con pesticidi. Gli alveari senza api e senza miele sono il libro bianco del degrado del nostro pianeta”.

I casi di avvelenamento delle api avvengono soprattutto nelle campagne.

“Ma non dobbiamo pensare che la colpa sia solo degli agricoltori. Dobbiamo chiederci se il nostro stile di vita sia sostenibile. Finché faremo la spesa senza porre attenzione a quel che compriamo non possiamo immaginare che ci sia un’agricoltura diversa. Dobbiamo chiederci cosa avviene lungo la filiera del cibo. Dobbiamo chiederci se il prezzo che paghiamo per un chilo di pomodori o di patate sia giusto o se sia troppo basso per remunerare il lavoro del contadino. Si è persa, inoltre, la stagionalità dei prodotti, così che mangiamo frutta e verdura di ogni tipo tutto l’anno perché la importiamo da ogni parte del mondo. La produzione massimizzata e standardizzata è un cappio al collo per il contadino e per l’ambiente”.

Quando andiamo al parco o se abbiamo la fortuna di avere un giardino possiamo provare a guardare l’erba, le piante e i fiori in maniera diversa. Sono visitati dalle api o dalla farfalle?

“Dobbiamo avere più attenzione nella gestione degli spazi verdi nelle città. Non solo è meglio scegliere di metterci piante che danno nettare e polline, ma poi dobbiamo chiederci quali prodotti usiamo per la loro cura. Perché capita che appena vediamo qualche afide sulla nostra piantina iniziamo a spruzzare ogni tipo di prodotto chimico. E la stessa cosa vale per quanto riguarda la manutenzione del verde pubblico: chiediamoci se il nostro comune usa prodotti non nocivi. Le regole della natura devono valere anche in città. La natura può fare a meno dell’uomo, ma non viceversa”.

Api e cambiamento climatico

Le api sono decimate o indebolite anche dagli effetti del cambiamento climatico. E uno dei risultati più evidenti è che negli ultimi anni c’è stato un crollo della produzione del miele. In Italia ci sono quasi 63 mila apicoltori (sia professionisti che hobbysti) per oltre 1,5 milioni di alveari. Il Belpaese può vantare più di 60 tipi diversi di miele, dal rododendro delle Alpi al timo della Sicilia. Secondo l’Osservatorio Miele, nel 2019 sono state prodotte 15mila tonnellate di miele, contro un potenziale di produzione di oltre 23mila tonnellate. Ci sono aziende apistiche che rischiano di chiudere.

“Il loro lavoro è prezioso, perché con la cura delle api contribuiscono alla salvaguardia della bio diversità nel nostro Paese. Il mio consiglio è di comprare miele italiano, possibilmente direttamente dall’apicoltore che ci dica, in etichetta, dove l’ha prodotto. E, anche qui, attenzione al prezzo. Se lo trovate a meno di 10-12 euro al chilo i casi sono due: o ci sono lavoratori sottopagati oppure non è miele.

In questa terza giornata mondiale delle api, la World Biodiversity Association onlus lancia una nuova certificazione per l’apicoltura: Biodiversity Friend Beekeeping. Questa certificazione vuole valorizzare il rapporto tra l’apicoltore, le sue api e i territori in cui si svolge l’apicoltura. Apicoltura prevalentemente stanziale, api locali e mieli del territorio, sono aspetti fondamentali per garantire redditività all’apicoltura, tutelare la biodiversità e per meglio garantire i consumatori.”


Redazione: Dario Paladini

Foto: Aron-Burden, Unsplah



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