Le storie di chi arriva in Italia sfidando il deserto e il mare

Quando si parla di sbarchi, si snocciolano numeri o si vedono immagini di persone sfinite. Ma chi sono queste persone? Qual è la loro storia? Quali speranze hanno? Abrahlei, Abdullahi e Alì sono tre giovani arrivati in Italia dall’Africa sfidando il deserto e il mare. Sono sopravvissuti alle violenze dei trafficanti di uomini. Sono tra le migliaia di naufraghi salvati nel Mediterraneo.

Oggi Abrahlei è laureato in agraria, Abdullahi un mediatore culturale e Alì un artista. Quel salvagente gettato in mare è stato per loro l’inizio di una nuova vita. Domenica 13 settembre, durante la Maratona on line ‘Tra il dire il mare: 8 ore per fare una nave’ (dalle ore 10 alle ore 19) potremo ascoltare la loro testimonianza. GUARDA LA DIRETTA. Una maratona organizzata da “ResQ-People Saving People”, associazione nata da un gruppo di giuristi, di operatori umanitari e di persone che si sono poste un grande obiettivo: rendere operativa una nuova nave umanitaria. Racconta Abdrahlei Tesfai:

“C’è molta gente che sta aspettando solo di avere una vita salvata come la mia. Non riesco a dimenticare quello che ho passato”.

Eritreo, vive e lavora a Bologna e collabora con una associazione, il Coordinamento Eritrea democratica, che raduna i rifugiati eritrei.

Abdullahi Ahmed parte da Mogadiscio a 19 anni. Alle spalle si lascia una Somalia nel pieno di una guerra civile. La sua idea è raggiungere un posto in cui poter studiare e mettere da parte qualche soldo che serva a dare un futuro a lui e ai suoi fratelli. Il viaggio che affronta passa attraverso l’inferno del Sahara, la Libia e un attracco a Lampedusa dove verrà accolto e caricato su un aereo per la destinazione che qualcuno ha pensato per lui: Torino. Comincia da qui la nuova vita di Abdullahi, a Settimo Torinese, dove diventa un cittadino attivo dedicandosi al lavoro di mediatore culturale e impegnandosi nelle scuole dove ha incontrato migliaia di studenti per parlare di migrazioni, accoglienza, culture, popoli, diritti. Dal 2016 è cittadino italiano.

Alì Sohna è nato a pochi chilometri da Banjul, la capitale del Gambia. A quindici anni sua madre e suo fratello maggiore lo hanno portato via, hanno attraversato il deserto e poi il Mediterraneo, ma in Italia è arrivato solo lui. Vive a Matera, dove è riuscito a ricostruirsi pian piano una vita, all’insegna dell’arte. Dopo cinque anni ha potuto ritornare, per un periodo di vacanza, nel suo Paese. In aereo, senza più sfidare il deserto e il mare.

Noi come Terre di mezzo e Fa’ la cosa giusta! aderiamo al progetto di “ResQ-People saving People” e partecipiamo alle ‘8 ore no stop’ per la raccolta di fondi, che permetterà a questa nuova nave umanitaria di prendere il largo.

Vi aspettiamo domenica 13 dicembre, dalle ore 10 alle 19, all’evento Facebook “Tra il dire e il mare: otto ore per fare una nave“.