Grazie al fondo lanciato l’anno scorso proprio a Fa’ la cosa giusta!, Caritas ha continuato ad ospitare una settantina di migranti con protezione umanitaria, che per effetto dei decreti sicurezza dovevano essere espulsi dai centri di accoglienza. “Se avessimo obbedito alle Prefetture oggi queste persone sarebbero molto più deboli e più esposte al ricatto di sfruttatori”, afferma Luciano Gualzetti, direttore di Caritas.

Un gesto di disobbedienza civile: è questo il senso dei progetti di accoglienza di Caritas Ambrosiana e delle altre Caritas Lombarde destinato ai migranti con un permesso di soggiorno per protezione umanitaria, che dovevano essere espulsi dai centri di accoglienza per effetto dei decreti Salvini. Caritas Ambrosiana ha continuato ad offrire posto letto, cibo, corsi di lingue, formazione al lavoro, assistenza legale e psicologica a 77 migranti (di cui 29 minori), già ospiti nelle strutture gestite per conto delle Prefetture. Ad un anno di distanza da questa decisione, su 48 adulti rimasti nelle strutture 20 hanno già trovato un lavoro alcuni in modo autonomo, altri al termine dei corsi di formazione e delle borse lavoro che sono state offerte loro all’interno del progetto. Inoltre tutti i 14 migranti single ospiti e più della metà delle famiglie (14 su 24) si stanno preparando a lasciare i centri di accoglienza grazie a percorsi di autonomia ben avviati. Anche le altre Caritas lombarde hanno disobbedito, continuando a dare ospitalità a circa 400 migranti.

L’ordine delle Prefetture di cacciare i migranti

Caritas Ambrosiana rivendica apertamente la scelta di disobbedire all’ordine di espellere dai centri di accoglienza alcuni dei migranti. Una decisione che viene presa, insieme alle altre Caritas lombarde, nel gennaio del 2019 quando diverse Prefetture in tutta Italia chiedono agli enti gestori dei centri di allontanare i migranti che non avevano più titolo per rimanervi in base ai decreti Salvini. “Si tratta di un gesto di disobbedienza civile che resta però nell’ambito della