Nel nostro programma culturale online si parla di biodiversità!

Tra le immagini del 2020 che finiranno nei libri di storia ci sono senza dubbio quelle degli animali che in tutto il mondo sono apparsi nelle nostre città quando noi le abbiamo svuotate, accomodandosi lungo le strade, dentro i nostri giardini, nei parchi pubblici e nei parcheggi.
Mai come quest’anno, abbiamo capito che la nostra salute e quella del pianeta sono interconnesse.

Ma cos’è che tiene in equilibrio la salute della terra? La varietà, ma anche l’abbondanza, delle specie viventi: in una parola, la biodiversità.
L’ambiente infatti, almeno fino ad ora, ha assorbito gran parte degli impatti del nostro modello di sviluppo. Molte specie si sono estinte, a molte altre accadrà presto, perché noi abbiamo bisogno “di più” – più terreni coltivabili, più allevamenti, più spazio, più petrolio. Nonostante quello che le stiamo facendo, la natura continua a fornirci sostentamento, energia, risorse ma soprattutto continua ispirazione. “Ogni cosa che puoi immaginare, la natura l’ha già creata”, diceva Albert Einstein: studiare gli intelligenti meccanismi con cui le piante e gli animali si sono evoluti nel corso di miliardi di anni è una continuo stimolo alla nostra immaginazione, e una possibile soluzione a tanti grandi problemi: ce ne parleranno Barbara Mazzolai, direttrice del Centro di Micro-BioRobotica dell’Istituto Italiano di Tecnologia, e Alessandro Bianciardi, co-Founder di Biomimicry Italia, sabato 28 novembre, alle ore 18.

La causa principale della perdita di biodiversità è il cambiamento d’uso del suolo, trasformato in terreno coltivabile. Secondo le previsioni delle Nazioni Unite, tra cinquant’anni saremo più di 9 miliardi: per evitare il collasso del sistema, dovremo mangiare in maniera totalmente diversa.
È fondamentale ridurre lo sfruttamento del suolo anche per un altro motivo: il 90% degli organismi viventi spendono qui parte della propria vita. Un’immensa riserva di biodiversità che gioca un ruolo cruciale per la nostra salute, e che noi stiamo sfruttando fino all’ultima goccia. Non è un problema lontano, relegato alle foreste equatoriali: un territorio che fa da molti anni i conti con uno sviluppo insostenibile, fra traffici illeciti di rifiuti e inquinamento industriale, è il Nord Italia. Il fotografo Luca Quagliato e il Giornalista Luca Rinaldi lo hanno documentato nel libro-inchiesta “La terra di sotto”, un viaggio fra discariche abbandonate, insediamenti industriali, quartieri costruiti sui veleni, roghi di rifiuti e storie di chi cerca giustizia. Li abbiamo invitati a partecipare al nostro programma culturale mercoledì 25 novembre, alle ore 18.

La trasformazione del pianeta avviene spesso in maniera silenziosa, ma qualche volta mostra il suo lato spaventoso.
Gli eventi metereologici estremi sono sempre più comuni, pericolosi, diffusi: nel 2018 più di un milione di cittadini americani ha dovuto lasciare la propria casa per trasferirsi in un luogo più sicuro. Secondo la stima della Banca Mondiale, entro il 2050 i migranti climatici nel mondo saranno 143 milioni. Fenomeni in grado di cambiare il volto di interi paesi: l’impatto del cambiamento climatico sulle migrazioni e sulle nostre città sarà al centro dell’incontro in programma il prossimo 22 novembre, alle ore 21, insieme a Laurence Hart, Livio Neri, Lorenzo Bagnoli, Piero Pelizzaro.
Ciò che passa sottotraccia, però, è spesso la minaccia più allarmante. “Le piccole cose che governano il mondo”, come le ha definite il biologo statunitense E. O. Wilson, stanno scomparendo: in Europa e in Nord America il numero degli insetti è calato drasticamente, e non è un caso che si tratti delle stesse aree in cui l’agricoltura intensiva esiste da più tempo. In Italia, poi, sono sempre più numerosi i casi di morie di api: perché? Proveremo a capirlo con l’aiuto dell’entomologo Paolo Fontana e del presidente del Consorzio apicoltori del FVG Luigi Capponi, nell’incontro di domenica 22 novembre, alle ore 18, moderato da Dario Paladini, giornalista di Terre di mezzo.

Ciò che ci viene chiesto è di guardare alla terra non come a qualcosa di nostro, ma come alla casa a cui apparteniamo. Un pianeta vivente.
Per invertire la curva della perdita di biodiversità, come auspicato dal WWF nel Living Planet Index Report dal quale abbiamo tratto spunto per questa riflessione* a cambiare non devono essere solo le scelte di imprese e governi: dobbiamo cambiare noi.

Manca poco al prossimo anno, e l’unica cosa che speriamo è che quanto imparato nel 2020 non venga dimenticato. Perché se è pur vero che la pandemia, prima o poi, sarà solo un lontano ricordo, non è tutto da buttare.
Facciamo sì che questo nuovo sguardo, forse un po’ meno disincantato, abbracci tutto ciò che ci circonda. A partire dal mare, che l’ONU ha deciso di celebrare addirittura per dieci anni!
A gennaio infatti si apre il Decennio del mare, un viaggio che speriamo coinvolga più persone possibile, alla scoperta della culla della vita. Per saperne di più non perdetevi l’appuntamento di martedì 24 novembre, alle 11, insieme a Francesca Santoro della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO e a Mariasole Bianco, biologa marina e fondatrice della onlus Worldrise.
Perché ci servono dieci anni? Perché la salute dei mari, e così la nostra, naviga in cattive acque: l’estrazione mineraria, lo sviluppo costiero, la pesca intensiva e l’acidificazione degli oceani sono solo alcune dei fenomeni in mano all’uomo che li minacciano.
Di progetti innovativi per curare i mari, fiumi e il clima, come The Ocean Cleanup (l’associazione fondata a soli diciotto anni dall’olandese Boyan Slat, che si è inventato una macchina capace di ripulire i mari!), ci parleranno il biologo marino Francesco Ferrari e il professore Stefano Caserini, nell’incontro in diretta venerdì 27 novembre, alle ore 21.

*L’Indice del Pianeta vivente (LPI), elaborato dal WWF e dalla Zoological Society of London, che misura la biodiversità globale basandosi sui dati di abbondanza di quasi 21.000 popolazioni di mammiferi, uccelli, pesci, rettili e anfibi. Il LPI del 2020 evidenzia un calo medio del 68% delle popolazioni monitorate tra il 1970 e il 2016.

L’illustrazione che accompagna questo articolo è di Camilla Malachin ed è stata realizzata per Fa’ la cosa giusta!, fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili.