Un anno in barca a vela

Mancano pochi giorni e poi Sara e Stefano con i loro bambini Iago, Nina e Timo salperanno per la loro grande avventura: vivere un anno in barca a vela. Un viaggio che vale una vita e li porterà ad attraversare lo stretto di Gibilterra, a lambire le Canarie per proseguire giù fino all’Isola di Capo Verde e, da lì, una virata a destra per la grande attraversata dell’Oceano Atlantico con destinazione i Caraibi! Prima solo loro due, poi con i figli.

È una scelta maturata in tanti anni -racconta Sara-. Stefano ed io ci siamo conosciuti 20 anni fa durante un viaggio in barca a vela. E ogni anno abbiamo dedicato uno o due mesi a navigare nel Mediterraneo. Non è una fuga, ma vorremmo testare nuovi ritmi di vita, con un rapporto speciale con la natura. In vela devi rapportarti con il vento, il sole, l’acqua, i pesci. Se sei attento puoi avere un impatto minimo.

Il grande viaggio ha un prologo. Nelle prossime settimane la famiglia Barberis riporterà in Italia dalla Grecia Shibumi, la loro barca. Approderanno a Bocca di Magra (in provincia di Spezia) per lavori di manutenzione.

“Dobbiamo attrezzarla per viverci per un anno, sottolinea Sara. Il viaggio è anche questo, navigare e fermarsi per fare manutenzione. La vita in barca è impegnativa e faticosa. Molti pensano che la vela sia per gente snob, che si prende il sole al largo con in mano un bicchiere di spritz. In realtà, il viaggiare in vela è uno stile di vita, che mira all’essenziale”.

Per noi questo viaggio è la realizzazione di un sogno -aggiunge Sara-. Ma i sogni hanno un prezzo. Visto che non siamo persone ricche, abbiamo fatto molti sacrifici per mettere da parte i soldi necessari per la barca e per vivere un anno lontano da casa. Anzi, abbiamo venduto pure la nostra casa: un colpo al cuore, ma nella vita bisogna guardare avanti e cercare di realizzare i propri progetti.

Stefano è un fisico nucleare, Sara si occupa di tessuti e moda. In questo lungo viaggio Shibumi si trasformerà anche in un laboratorio per l’analisi delle acque e delle microplastiche. “Ci consideriamo una spedizione a disposizione di chi voglia studiarci”.


E i figli? “Sono ovviamente entusiasti -racconta Sara-. E’ chiaro che sono tantissime le obiezioni che ci hanno fatto amici e parenti. Però penso che stiamo facendo loro il regalo più grande. Faranno un’esperienza che gli aprirà la mente, che li farà vivere immersi nella natura”. Iago e Nina non perderanno il contatto con i compagni di scuola.

Sarà un anno di educazione parentale e quindi quando torneranno i miei figli dovranno affrontare un esame -spiega-. Ma, grazie alla lungimiranza della preside dell’istituto comprensivo di Costa Masnaga, periodicamente si connetteranno con le classi per raccontare quanto stanno scoprendo.

Con il Covid-19 il progetto di Sara e Stefano ha rischiato di naufragare. Avevano intenzione di riportare la barca in Italia dalla Grecia nel periodo di Pasqua per poi salpare verso lo stretto di Gibilterra in giugno. Il lockwdown ha fatto saltare tutti i piani. “Anche perché con la barca a vela non puoi fare quello che ti pare, soprattutto se vuoi attraversare l’Oceano Atlantico -spiega-. E quindi ora dobbiamo fare in modo di attraversare l’Oceano in novembre, sfruttando i venti favorevoli, gli alisei. Nei Caraibi ci potremo stare fino a febbraio-marzo, perché poi iniziano gli uragani ed è quindi meglio cambiare zona…”.


Arrivati a Panama, Sara, Stefano e i loro tre bambini decideranno se “tuffarsi” nel Pacifico o meno. “Decideremo lì, il nostro viaggio magari continuerà per un altro anno ancora. Non possiamo saperlo. Spesso si rinuncia ai propri progetti perché si ha paura di cosa succederà dopo, quando si tornerà. Siamo attaccati alle nostre abitudini, anche se vorremmo osare di più. Noi abbiamo deciso di vivere viaggiando”.

Potrete seguire il loro viaggio sul loro blog Shibumi.it e su Facebook e Instagram Sailing_Shibumi.



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