Ogni sera smontano ruote e sellino, che portano in treno. Il telaio rimane a Milano, legato a qualche stallo per le bici di fronte alla stazione. Per ora i rider hanno risolto così il problema di come tornare a casa, dopo che Trenord ha deciso di sospendere il servizio bici+treno.

“Dopo il lockdown, il fenomeno dei riders metropolitani ha raggiunto livelli numerici insostenibili a ogni ora del giorno -scrive Trenord -. Si verificano veri e propri ‘assalti ai treni’ con centinaia di biciclette, che pregiudicano la sicurezza dell’esercizio ferroviario e rendono impossibile il mantenimento delle distanze imposte per il post-Covid19 fra i posti disponibili”.

Le proteste di Legambici, rider e pendolari

Per i rider un bel guaio, visto che a loro il treno serve per tornare a casa e non si fidano di lasciare la bicicletta (principale e prezioso strumento di lavoro) legata a un palo tutta la notte. Inoltre, la bicicletta serve anche a compiere il tragitto dalla stazione di destinazione alla proprio abitazione, che magari dista qualche chilometro.

“Per i rider è un danno enorme. Devono perdere tempo per smontare e rimontare la bici ogni sera e ogni mattina. Perdono tempo per andare e tornare a piedi o con altri mezzi tra la stazione e casa. Sono ore di lavoro in meno”.

Federico Del Prete, presidente di Legambici

Questa mattina Legambici, circolo di Legambiente dedicato alla mobilità attiva e alla ciclabilità, ha organizzato un flash mob di protesta in piazzale Cadorna, dove c’è la sede di Trenord. Al flash mob ha partecipato anche il comico Giovanni Storti.


Un aspetto curioso, e per certi versi significativo, è che Trenord ha deciso di vietare le bici sul treno il 3 giugno, che è la Giornata mondiale della bicicletta, istituita dalle Nazioni Unite.

“Trenord deve chiarire se è dalla parte dei suoi utenti o vuole invece accreditare un’immagine esclusiva, se non discriminatoria; sicuramente poco sostenibile -afferm