Almeno a Padova, Babbo Natale esiste per davvero. Ha anche un nome: Alessio Gobbis ed è un consulente finanziario. Ha 40 anni e, da oltre dieci, prende quasi un mese di ferie in dicembre: dimentica giacca e cravatta nell’armadio e indossa il costume di Babbo Natale con una grande barba bianca. Niente renne però e soprattutto nessun camino da cui passare di notte per portare i doni. Il suo giro per la città di Padova ha tappe ben precise: le residenze per anziani e i reparti di pediatria degli ospedali della città.

“Quest’anno siamo una delle poche associazioni che ha il permesso di entrare nelle residenze per gli anziani -racconta-. Purtroppo il Covid ha fermato anche tutte le attività di volontariato. Ora, con molte precauzioni per evitare ogni rischio di contagio, si riparte”.

Basta cercare su Facebook la sua pagina social “Ale il Babbo Natale” per vederlo in azione. Tutto è nato dall’incontro con una zia lontana in una residenza per anziani. “Avevo 28 anni – racconta Gobbis -. Con i miei familiari sono andato a trovare una zia di mia madre. La zia era in reparto e mi aveva fatto molta tristezza. Non c’era musica, non c’erano addobbi, non c’era personale. Una desolazione”.

Così, parlando col caposala della struttura, è arrivata un’idea semplice: tornare a far visita alla zia, ma con un dono per il Natale. E perché no, anche per i vicini di stanza. “L’idea è nata da questa occasione – racconta Alessio -. Allora, invece di andare vestito normalmente, ho iniziato ad andarci vestito da Babbo Natale; invece di andare senza musica, mi sono portato qualcuno che suonava la chitarra; invece di prendere due cioccolatini, ho iniziato a contattare i grossisti”.

Per un po’ di anni Alessio è stato un volontario informale. “Ma poi per dare continuità e poter accedere alle Rsa o negli ospedali ho dovuto creare un’associazione. Con la mia compagna Beatrice e altri sei amici abbiamo dato vita all’associazione “Ale il Babbo Natale”. “I primi anni veniva con me mio fratello – racconta -. Poi i volumi hanno iniziato ad essere importanti e casa mia in dicembre diventa un po’ un magazzino. Inizio a scartare gli scatoloni e imballare sacchetti più piccoli. Faccio un’operazione di confezionamento e la casa si riempie di fiocchi. E poi c’è la mia fidanzata che mi accompagna vestita da elfo”.

Al suo arrivo, in una Rsa o in un reparto pediatrico, gioiscono tutti. “È sempre stata una cosa molto apprezzata – racconta Alessio -, soprattutto perché non è una cosa costruita. Colpisce la semplicità di questa azione”. E sono soprattutto gli anziani a godere di questa inaspettata presenza natalizia. “Tante volte non parlano con nessuno – racconta Alessio -. Quello che cerco di donare a loro, a parte il gesto, è il mio tempo. Rimanere lì a parlare un po’. E così mi raccontano dei figli, dei parenti”.

Non è sempre rose e fiori. “Devi anche fare il conto con situazioni difficili – racconta -. In questi anni è successo raramente, ma ho ricevuto anche dei morsi, qualche sputo, qualcuno si spaventa. Non sanno chi sei e cosa fai”. Negli anni, poi, l’impegno è diventato sempre più grande: nelle prossime settimane porterà doni e allegria in 12 Rsa e nei reparti pediatrici di Oncoematologia e di Chirurgia dell’Ospedale di Padova e dell’Istituto oncologico veneto.

“Spesso senti dire dai volontari che è un’esperienza che ti dà tanto. È proprio vero. Arrivi a casa portandoti dietro il ricordo di persone che da settimane non ridevano e io ho dato loro un sorriso. Sono cose che ti danno una soddisfazione immensa. Quando ti chiedi: oggi che cosa ho fatto? A fine giornata sai che che sei riuscito a fare qualcosa per quelle persone”.