Bottegaio NoStrano: il negozio bio gestito da persone con disabilità cognitiva a Milano

Frutta, verdura, olio, vino, vasetti di sottoli e sottaceti, marmellate, biscotti, passate di pomodoro, pane: c’è tutta la bontà e il profumo dei prodotti biologici al “Bottegaio NoStrano” di via Tartini 1 a Dergano, zona nord di Milano. E già questo basterebbe per decidere di farci la spesa. Ma il valore aggiunto è che è gestito da un gruppo di 23 persone di cui 16 con disabilità cognitiva e sette educatori. Il claim del Bottegaio NoStrano, del resto, è “Mangiare bene con l’emozione di conoscere”. Un negozio quindi in cui il buon cibo è accompagnato dal conoscere l’altro, in cui ciascuno, a partire da chi ci lavora, possa trovare la sua strada.

Il Bottegaio NoStrano è uno dei principali progetti della Fondazione CondiVivere, nata nel 2011 su iniziativa di un gruppo di genitori con l’obiettivo di fornire a persone con disabilità intellettive la possibilità di una vita autonoma e indipendente. Attualmente sono 16 le persone con deficit che beneficiano dei progetti della Fondazione. Dal 2011 ad oggi sono state coinvolte 25 famiglie. Oltre al negozio, la Fondazione ha aperto tre appartamenti in cui le ragazze e i ragazzi con disabilità possono “imparare” a vivere in autonomia dai genitori.

“Siamo convinti che anche le persone con deficit cognitivo possano scegliere cosa fare della propria vita – spiega Canio Muscillo, presidente della Fondazione CondiVivere -. In questi tempi si parla tanto del ‘dopo di noi’ delle persone con disabilità, ma è altrettanto importante pensare al ‘durante noi’. Ci si prepara ad una vita adulta fin da quando si è bambini, vale per tutti. E quindi anche per chi ha una disabilità”.

La Fondazione opera seguendo le metodologie derivanti dagli studi e dalle ricerche di Nicola Cuomo, già docente di Pedagogia Speciale all’Università degli Studi di Bologna e ricercatore di fama internazionale, che mirano ad uno sviluppo cognitivo ed affettivo permanente nella persone con disabilità, studiando mediazioni e strategie operative in tutti gli ambiti della vita, integrandole nel mondo di tutti, sotto ogni punti di vista, anche quello economico e sociale, senza segregarli in spazi “protetti”, isolati o comunque separati dalla realtà. Si diventa adulti vivendo nel mondo, raccogliendo la sfida del confronto con gli altri. “Inoltre ogni persona, anche chi ha una disabilità intellettiva, cambia nel corso della propria vita, imparare cose nuove, scopre abilità che non pensava di avere -sottolinea Canio Muscillo-. E quindi il nostro impegno è anche in questa direzione, perché i nostri figli possano condurre una vita sempre in divenire. Il rischio spesso è che le persone con disabilità vengano parcheggiate”.

La Fondazione è nata a Bresso, nell’hinterland milanese, da un gruppo di genitori che si sono incontrati alla palestra di judo “Bu Sen” dove, da molti anni, il Maestro Aldo Piatti insegna indistintamente a ragazzi con e senza disabilità cognitiva. Anche grazie all’incontro con Nicola Cuomo, ormai 30 anni fa, la pratica del judo con il maestro Piatti per molti ragazzi con deficit è stata una prima occasione per potenziare le autonomie e sperimentare l’inclusione sociale. Dal 2011, con la costituzione della Fondazione, il percorso per favorire l’emancipazione delle persone con deficit si allarga a tutti i contesti di vita (casa, scuola, tempo libero e lavoro). Per sperimentare e consolidare l’autonomia abitativa a Milano la Fondazione mette a disposizione delle persone con disabilità due appartamenti e un cohousing (“La Scuola delle Autonomie”, in via Trevi 4, e “L’abitare per persone con disabilità complesse”, in via Carnevali 11, entrambe nel quartiere Dergano, e “La Casa Condivisa”, in via Fiamma 19, in zona Porta Vittoria). “Con l’aiuto degli educatori, i ragazzi sono coinvolti in ogni fase di gestione dell’appartamento: dalla spesa alla scelta degli arredi, dai turni di cucina a quello delle pulizie. I nostri ragazzi gestiscono anche i soldi”, sottolinea il presidente della Fondazione.

Fondazione CondiVivere, attraverso il suo Comitato Scientifico, si avvale della metodologia “Emozione di Conoscere” e del “Modello Empatico-Relazionale”, nato dagli studi e dalle ricerche di Nicola Cuomo e portato avanti dall’Associazione Aemocon. Il metodo parte dal presupposto che per maturare consapevolezza e autodeterminazione è necessario confrontarsi direttamente con esperienze di vita, incontrare problemi, avere bisogni da soddisfare e scopi a cui tendere, scoprire un proprio ruolo e creare relazioni con gli altri. “Si coltiva così, nella quotidianità, l’emozione di conoscere, di crescere, e il desiderio di diventare adulti, fino a volersi emancipare dalla famiglia d’origine. Questo metodo permette ad ogni persona, al di là del suo deficit, di evolversi permanentemente per tutto l’arco dell’esistenza, essendo inserita in un percorso ricco di occasioni ed opportunità”.