Chi salva una vita salva il mondo intero. Giornata mondiale per i diritti dei migranti

David è partito dalla sua casa in Costa d’Avorio a 16 anni nella speranza di costruirsi un futuro migliore. Dopo nove anni è arrivato in Italia, nell’agosto scorso, salvato nel mezzo del Mediterraneo da ResQ People, la nave umanitaria che anche noi di Terre di mezzo stiamo sostenendo. David è una delle 225 persone soccorse da ResQ nelle sue due prime missioni, svolte quest’anno.

La Giornata internazionale per i diritti dei migranti del 18 dicembre, indetta dalla Nazioni Unite, deve servire anche per questo: per ricordarci che dietro i grandi numeri sui processi migratori ci sono delle persone, con le loro storie. E con buoni motivi per lasciare il proprio Paese e rischiare la vita per attraversare un confine, un deserto o un mare.

David nel suo lungo viaggio ha attraversato Ghana, Niger, Mali e Libia. In ciascuno di questi Paesi si è fermato per qualche anno, ha lavorato per mettere da parte i soldi necessari per proseguire il suo viaggio. È un meccanico. In Libia ha conosciuto la sua compagna, dalla loro relazione è nata una bambina. “La situazione in Libia era diventata insostenibile e abbiamo deciso di partire, nonostante tutti i rischi che questo comportava”, ha raccontato dal palco di Base Milano, dove si è svolta una maratona per raccogliere fondi per finanziare nuove missioni di soccorso di ResQ. Oggi vive e lavora in un’azienda agricola in Umbria. Una storia che potremmo definire a lieto fine. Ma purtroppo capita ancora troppo spesso che i gommoni in mezzo al Mediterraneo affondino.

Fin dall’inizio del progetto di ResQ abbiamo detto che il nostro obiettivo è di smettere il prima possibile di fare salvataggi. Ma ciò avverrà quando l’Europa e l’Italia riprenderanno a salvare le persone nel Mediterraneo. Un anno fa abbiamo deciso di avviare questo progetto di una nuova nave umanitaria perché ce ne è bisogno.

Luciano Scalettari, presidente di ResQ

Grazie al lavoro di tanti volontari la nave di ResQ ha potuto compiere due missioni. C’è chi si è occupato della raccolta fondi, chi di trovare una nave adatta allo scopo. E c’è chi poi si è imbarcato, mettendo a disposizione le sue competenze. Come Alessandro, nella vita di tutti giorni anestesista e medico di bordo durante la prima missione.

“Da anni come medico e come cittadino provavo tristezza per quel che avviene nel Mediterraneo. Avevo già esperienza in progetti di cooperazione internazionale e medicina di emergenza. E quindi ho dato la mia disponibilità a salire a bordo. Ho preso un mese di aspettativa”.

Durante la prima missione ResQ ha salvato 170 migranti. “Bisogna guardarli in faccia, osservare come si muovono per capire come stanno -racconta Alessandro-. Per fortuna nessuno aveva grossi problemi di salute. Ho fatto il ‘medico condotto’ a bordo di una nave un po’ sovraffollata. Erano donne e uomini con alle spalle settimane o anche mesi di fatiche e privazioni. Trovandosi a bordo della nostra nave e sentendosi finalmente fuori pericolo, hanno potuto finalmente dedicare attenzione alla loro salute, fare richieste e abbiamo cercato di dare loro delle risposte”.

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Photo credit: Marta Soszynska / MSF