Una startup milanese salva frutta e verdura considerate “brutte”, andando incontro agli agricoltori. La trasformazione dei prodotti è affidata a una cooperativa di Codogno che dà lavoro a persone con autismo o in condizioni di fragilità sociale.

Arance a forma di ‘arancini’ come quelli della rosticceria; e poi: cavoli troppo piccoli, prugne a forma di lettere dell’alfabeto, tanti altri prodotti spesso considerati strani scherzi della natura. Frutta e verdura che per il conformismo della grande distribuzione organizzata e i consolidati modelli di consumo vengono scartatati, trattati come ‘figli di un dio minore’, brutti e ‘cattivi’ perché non in linea coi canoni estetici dominanti. Questione di punti di vista. Perché Camilla Archi e Luca Bolognesi, fondatori nel 2018 a Milano della startup “Bella Dentro”, li ritengono beni preziosi da recuperare per tre finalità: contribuire a ridurre lo spreco alimentare, sostenere gli agricoltori, promuovere forme di inclusione trasformando parte di essi in confetture, succhi o prodotti essiccati grazie alla cooperativa sociale “L’Officina” di Codogno, nel Lodigiano. La cooperativa dà, infatti, lavoro a giovani con autismo, ma anche a persone in condizioni di svantaggio vuoi perché migranti in cerca di nuove strade in terra straniera o perché, come nel caso di una lavoratrice impegnata in attività di assemblaggio, non si è più giovanissimi e si è comunque alla ricerca di nuove opportunità nonostante la disabilità fisica.

Alleanza “fiorita” durante la pandemia

Lo scenario è quello della Codogno alle prese con l’emergenza coronavirus. Per via della crisi pandemica, Amy e Filippo, giovani adulti con autismo tra quelli assunti da L’Officina, t