Insieme mettiamo in mare la nave di ResQ-People Saving People

Prenderà il largo nei primi giorni d’estate. Il progetto di una nuova nave umanitaria nel Mediterraneo, “ResQ-People Saving People”, sta acquisendo un corpo e queste settimane di febbraio sono cruciali.

Abbiamo individuato un’imbarcazione che ci verrebbe data in affitto a un prezzo simbolico. Stiamo facendo una perizia per verificare che abbia tutti i requisiti adatti per le attività Sar (Search and rescue)

spiega Luciano Scalettari, presidente di ResQ, nata come associazione per iniziativa di un gruppo di giuristi, di operatori umanitari “e di persone stanche di assistere a alle stragi in mare”.

Il 13 dicembre scorso Resq aveva lanciato una Maratona on line ‘Tra il dire il mare: 8 ore per fare una nave’, che ha permesso di raccogliere 374 mila euro, sufficienti per dare l’avvio concreto al progetto con la ricerca di una nave.

Contiamo di riuscire a svolgere tutte le operazioni necessarie, dall’allestimento della nave al reclutamento dell’equipaggio, entro la fine della primavera.

Luciano Scalettari

Anche noi di Terre di mezzo e Fa’ la cosa giusta! aderiamo al progetto ResQ di salvare vite umane.

Resq batterà bandiera italiana. Una scelta che ha però anche i suoi inconvenienti. Perché l’Italia non ha una normativa specifica sulle operazioni di Ricerca e soccorso condotte da privati. Il soccorso in mare è sempre stato gestito dalle Capitanerie di porto, dalla Marina militare o da altre forze armate. Non c’è quindi una legge che preveda quali caratteristiche deve avere una nave privata per fare salvataggi in mare né quali autorizzazioni debbano ottenere e quali regole seguire. Tanto che spesso le navi umanitarie gestite da altre organizzazioni, vengono poste sotto fermo amministrativo per irregolarità.

Dobbiamo quindi destreggiarci tra le interpretazioni che danno di volta in volta le varie autorità su quali devono essere le caratteristiche di una nave di salvataggio.

Luciano Scalettari

Ci sono per esempio dubbi su quanti salvagenti può o deve portare una nave in base alla sua dimensione, quante scialuppe, il numero massimo di persone che può far salire a bordo. Ed è solo un esempio.

In un mondo ideale tra le istituzioni e le organizzazioni che salvano vita dovrebbe esserci una collaborazione perché si riesca a salvare più vite possibili.

Luciano Scalettari

Ma nei fatti non è così. Intanto nel Mediterraneo si continua a morire. Tre giorni fa un barchino è naufragato a cento chilometri a nord-ovest di Lampedusa: 25 persone sono state salvate dalla Marina Tunisina, 22 i dispersi. Secondo le Nazioni Unite nelle prime cinque settimane del 2021 ci sono stati 20 morti e 67 dispersi sulla rotta del Mediterraneo centrale.

ResQ invita ogni persona a dare una mano: occorre circa un milione di euro per mettere in mare la nave e per sostenerla per tre mesi di missione. Si può diventare portavoci di ResQ condividendo i contenuti e i messaggi di ResQ sui canali social, per far conoscere il progetto. Oppure è possibile “organizzare insieme a noi un evento dedicato – dal vivo, se sarà possibile, oppure online – per coinvolgere la tua comunità”. Infine si può donare e invitare amici e parenti a donare.

Non ci sono donazioni troppo piccole! Se ognuno di noi mette quello che può, e se riusciamo a essere in tanti, metteremo presto in mare una nave. Una nave per tutti, la nave di tutti.

Per maggiori informazioni e per fare una donazione, visita il sito di ResQ.