Abbiamo qualcosa da imparare dall’Africa?
La reazione del continente alla pandemia è stata pronta e capace, assai più efficace di quella di alcuni governi occidentali.

Oltre 3 milioni di casi confermati, più di 2 milioni di ricoverati, 78 mila morti: questi gli ultimi dati sulla diffusione del Covid-19* , in un continente popolato da 1 miliardo e 300 milioni di persone. L’ecatombe preannunciata non si è verificata, e non solo perché il 70% della popolazione ha meno di 25 anni e l’obesità è poco diffusa.

Gli impatti della pandemia sulla situazione sanitaria, sociale e umanitaria del paese non sono ancora chiari, ma di certo c’è che in Africa l’emergenza è stato affrontata in maniera diversa. Nella maggior parte delle comunità, infatti, è semplicemente impossibile pensare ad un lockdown: le persone vivono alla giornata, si devono preoccupare di trovare il pane quotidiano, e certamente non possono permettersi il lusso di di fare la spesa per le settimane a venire.

Come sottolinea David Pilling sul Financial Times*, “Da quasi tutti i punti di vista l’Africa è svantaggiata rispetto ai continenti più ricchi. A parte uno: gli africani conoscono bene le malattie infettive, fin troppo”.

In molte aree, un lockdown rischiava di creare molti più danni della pandemia.
Perciò si è dovuto puntare sulla prevenzione e sulla creatività:

“La marcia in più che forse ha avuto il continente africano nell’affrontare questa emergenza è stata il partire dal basso e realizzare una serie di piccole iniziative che, proprio in virtù della loro semplicità, hanno potuto diffondersi in maniera virale e andare ad impattare su tantissime realtà, anche piccole e marginali, come i villaggi rurali isolati”

Federico Monica

Così con un po’ d’ingegno in tutto il continente si sono diffuse invenzioni come il Tippy Tap: una tanica con un foro, montata su un piccolo treppiede, che permette di lavarsi le mani senza dover toccare il rubinetto, riducendo le possibilità di contagio.

Photo credit: Tippy tap with soap for hand washing_(Tanzania) https://www.flickr.com/photos/[email protected]/5601466470

Tante le soluzioni realizzate con materiali di recupero e a costo zero: le strategie comunitarie sono state applicate in tutto il continente, dal Maghreb al Sahel. Ma non solo: molti i creativi e le startup che si sono messi in gioco per aiutare le comunità dove lavorano e vivono, realizzando ad esempio mascherine in 3D o prototipi di respiratori: oggi l’Africa è anche innovazione.

Complice anche la scarsa fiducia nella risposta dei governanti, si è attivata una responsabilità collettiva, non demandata ai singoli come è avvenuto invece in Europa. È questa la grande lezione che possiamo imparare: per fronteggiare l’emergenza è fondamentale il senso di comunità così radicato in questi luoghi “di grandi drammi umani e grande umanità”, e molto più presente in uno slum che nei quartieri occidentalizzati.

Dal punto di vista sanitario, quindi, la risposta dell’Africa è stata sorprendente. Gli impatti della pandemia però si misurano anche su altri fronti, come quello sociale, che vede aggravarsi le condizioni di vita dei giovani e delle donne.

Tra i più penalizzati, gli