Se ci pensiamo bene il giorno e l’anno in cui siamo nati non sono una data qualsiasi, almeno per la nostra storia personale. Dai racconti di genitori, nonni, zii o fratelli e sorelle emergono aneddoti, coincidenze o dettagli unici. Nel caso di Massimo Pedersoli, camminatore e ideatore di “Walking for charity”, l’anno di nascita, 1986, si intreccia con uno dei disastri ambientali più drammatici: l’esplosione del reattore della centrale nucleare di Cernobyl. Massimo è nato il 3 luglio, la centrale è esplosa prima, il 26 aprile. Ma per Margherita, la mamma di Massimo, sono stati giorni di apprensione, proprio perché l’aveva ancora in grembo e quindi temeva che la nuvola radioattiva, che passò pure sui cieli d’Italia, potesse incidere sulla salute del suo bambino. Per fortuna poi andò tutto bene per Massimo, ma ben presto il racconto di quei giorni di apprensione sono diventate pagine della sua storia personale. Tanto da spingerlo, nel 2019, a partire per visitare Chernobyl. “Ho visto la città deserta, ho dormito a Slavutyč dove vive il personale che lavora allo smantellamento della centrale -racconta Massimo-. Sono rimasto molto colpito dalle storie dei sopravvissuti e di chi invece piange un figlio o un padre morti. Nei giorni dello scoppio del reattore ci sono stati centinaia di persone, soprattutto giovani, che si sono sacrificati per salvare gli altri, per cercare di spegnere l’incendio nella centrale. Sono eroi dimenticati, anche se è stato loro dedicato un monumento”.

Tornato a casa ho capito che dovevo fare qualcosa per gli altri -continua Massimo-. Mi sentivo fortunato di essere nato a duemila chilometri di distanza dal disastro. Una fortuna che altri bambini, nati in Bielorussia, non hanno avuto e che hanno pagato sulla propria pelle le conseguenze dell’inquinamento radioattivo”. Conosce un’associazione, “Dona un sorriso” di Cerano (in provincia di Novara), che organizza l’accoglienza in Italia per periodi brevi di bambine e bambini bielorussi. E prende una decisione drastica: lascia il suo lavoro in un’azienda di confezioni per pasticcerie e si mette in cammino per raccogliere fondi per l’associazione. Crea il progetto “Walking for charity” e parte a piedi da Genova, la città in cui vive, con destinazione Santiago de Compostela. “Arrivato a Santiago ho continuato il cammino per Lisbona, ma ad un certo punto la pandemia mi ha fermato -racconta-. Sono stato ospite per tre mesi, quelli del lockdown, a Barcellona in una famiglia che avevo conosciuto lungo il cammino per Santiago”.