Raccontano la bellezza della biodiversità e delle api facendo conoscere la bontà e la ricchezza dei mieli italiani. Con uno sguardo e un approccio femminile.
Già perché, al contrario di quanto comunemente si pensi, le donne che si dedicano alla cura delle api sono sempre di più. Ed è per questo che è nato il progetto “Le donne dei mieli” all’interno dell’associazione Ambasciatori dei mieli (Ami). Per ora una quarantina di donne, che vogliono dare voce e visibilità a tutte coloro che ogni giorno sono impegnate nella salvaguardia delle api.
L’Italia, tra l’altro, può vantare, unica in Europa e nel mondo, di aver istituito nel 1999 (con un decreto ministeriale) l’Albo nazionale degli esperti in analisi sensoriale del miele. In altre parole un albo delle e dei sommelier del miele. E nel 2004 è nata l’Ami.
Altro vanto del Belpaese è di avere oltre 40 mieli diversi, grazie appunto alla grande biodiversità dei diversi territori. Come è facile immaginare, c’è una differenza enorme tra il miele prodotto dalle api che svolazzano tra i fiori dei pascoli alpini e quello delle api immerse nella macchia mediterranea. Per non parlare poi dei mieli unifloreali, da quello di acacia a quello di agrumi, per citare solo due tra i più noti.

In occasione della Giornata mondiale delle api, indetta per il 20 maggio dell’Assemblea delle Nazioni Unite, ci sembra importante raccontare la storia e il ruolo delle Donne dei mieli.
In questo mondo meraviglioso delle api, caratterizzato dai fiori, dai profumi e dai sapori, le donne sono una presenza nuova ma allo stesso tempo ormai affermata, anche se se ne parla poco.
Il settore è molto cambiato, ci lavorano molte donne e non più come ‘mogli dell’apicoltore‘ -spiega Barbara Bonomi Romagnoli, giornalista, ricercatrice, apicoltrice e coordinatrice delle Donne dei mieli-. Oggi sono donne imprenditrici, che spesso si sono rimesse in gioco con l’apicoltura. E stanno portando in questo settore un approccio diverso: le donne tendono a collaborare, a condividere i saperi e le pratiche”.