Questa è una storia di foreste, legni pregiati e musica. È una storia di uomini e donne tenaci e di parola. Tutto inizia con la tempesta Vaia nell’ottobre del 2018: con raffiche di vento a 200 chilometri orari, abbatte più di un milione di metri cubi di legname in Val di Fiemme. Si spezzano e cadono migliaia di alberi, tra i quali anche i preziosi e rari “abeti di risonanza”, il cui legno viene utilizzato per costruire violini, viole, arpe, chitarre o pianoforti. Alberi che crescono solo oltre i 1.400 metri d’altitudine, nei versanti rivolti a nord, nord-ovest, dove il freddo e la neve durano di più e gli alberi crescono con fibra e anelli molto stretti fino a un millimetro. È lo stesso tipo di legname che Stradivari usava per i suoi violini. Oggi in Italia esiste una sola azienda capace di lavorare questo legname (in Europa sono tre): è la trentina Ciresa Srl, che da 70 anni produce tavole armoniche in “abete di risonanza” per gli strumenti musicali di tutto il mondo. “Dopo la tempesta Vaia c’erano migliaia di alberi a terra, che bisognava raccogliere prima dell’arrivo dell’estate, togliere la corteccia, tagliarli in tavole, stoccarli per la stagionatura”, racconta Fabio Ognibeni, artigiano e titolare della Ciresa. Uno sforzo enorme anche dal punto di vista economico. Ognibeni ha quindi deciso di lanciare una campagna di crowdfunding, “Salviamo il legno di Stradivari”, per raccogliere i fondi necessari. Un crowfunding particolare, perché Ognibeni si è impegnato a restituire nell’arco di tre anni quanto avrebbe ricevuto. E così è stato.

Al crowdfunding hanno aderito oltre 900 persone (uno su quattro residente fuori dall’Italia), che hanno versato circa 250mila euro. “Di questi 900, circa un centinaio sono amici, clienti, musicisti -racconta-. Gli altri sono persone non addette ai lavori”. Un’onda di solidarietà e sostegno che ha permesso di salvare 2mila metri cubi di legno di risonanza, da cui nel 2020, per esempio, sono state ricavate più di 4mila tavole armoniche che verranno poi lavorate dalle abili mani dei liutai di tutto il mondo. “Tanta partecipazione al nostro crowdfunding me lo spiego così – sottolinea Ognibeni-: la gente non è ancora pronta a perdere la musica. Si è capito che in gioco c’era la salvezza non solo del legname, ma anche di tutto quello che viene dopo, ossia gli strumenti e la musica”.

Ogni donatore ha ricevuto una tavoletta di legno di risonanza sagomata a violino, con inciso il proprio nome e una frase che ricorda il contributo dato per “salvare il Bosco Stradivari. Le foreste di Fiemme e la musica ti ringraziano”. Poi man mano Ognibeni ha mandato mail in cui il donatore veniva informato sullo svolgimento dei lavori. L’ultima mail la stanno ricevendo in questi mesi per informarli che la Ciresa srl è pronta a restituire quanto avevano versato. “Entro giugno contiamo di restituire tutte le quote versate dai nostri 900 benefattori”, precisa Ognibeni.

Una storia a lieto fine, ma che ha dentro anche tante altre storie sorprendenti. Come la signora cilena, che ha mandato una mail in cui si rammaricava di non essere in grado di donare ma esprimeva il suo incoraggiamento e vicinanza al lavoro di Ognibeni e dei suoi dipendenti. Oppure la storia di un nonno che ha donato 10 quote: “Per nove tavolette ha voluto che incidessimo il nome di ciascuno dei suoi nipoti, per la decima ha chiesto che fosse lasciata ‘in bianco’ -racconta Ognibeni-, da dedicare in futuro ad un eventuale nuovo nipote”. E poi la scuola media, con indirizzo musicale: gli alunni avevano donato ciascuno circa 2 euro. Ora i soldi restituiti dalla Ciresa verranno usati dalla scuola per acquistare strumenti musicali.

E infine c’è anche una storia che riguarda noi di Terre di mezzo e Fa’ la cosa giusta!. Nel 2019 abbiamo regalato una quota alla nostra collega Francesca Frediani per i suoi 40 anni, che ha così ricevuto la tavoletta a forma di violino. Il bello è che con la quota restituita da Ciresa ha deciso di sostenere la scuola “Keur Gouneyi” in Senegal, che un altro nostro collega – Khalifa Thiam-, ha voluto costruire nel quartiere in cui è nato e cresciuto. “Mi è sembrato bello che questi soldi, che hanno salvato i legni di risonanza, potessero essere di nuovo seme per qualcosa di bello”, conclude Francesca.