Da questa mattina ci accompagna la notizia dell’invasione dell’Ucraina. Alcuni di noi genitori oggi si sono trovati a dover raccontare ai propri bambini che cos’è la guerra. Uno ha provato a farlo accendendo il televisore per mostrare quelle foto e quei video. Foto che sperava di non vedere e che non dimenticherà più, così come le lacrime della figlia.

“Per me non è possibile. Dopo i Balcani non posso credere che vedrò ancora qualcosa di simile”, ha detto ieri sera una di noi. La sera della vigilia, mentre ci chiedevamo se sarebbe successo davvero. E intanto i soldati si preparavano all’attacco e in molti andavano a letto con la paura, senza sapere che sarebbe stata l’ultima notte.

Ognuno di noi ha parenti, amici o conoscenti in quelle terre. Terre così vicine a noi che viene quasi da pensare di dire: “Shh, abbassate la voce, mi pare di aver sentito qualcosa”.

Oggi nella nostra redazione, ci siamo chiesti come poter andare avanti. Com’è possibile discutere insieme della fiera, in pausa pranzo delle serie televisive, dei nostri programmi per le vacanze. Mentre parlavamo le nostre menti erano altrove, gli sguardi lucidi.

Pensiamo a coloro che sono costretti a scappare dalla propria casa, proprio in queste ore. Cosa c’è nella loro valigia?, ci chiediamo. Cosa hanno lasciato alle loro spalle e che probabilmente non vedranno mai più. Pensiamo ai giovani che si trovano costretti ad arruolarsi, prendere in mano armi e usarle. Giovani che potrebbero essere nostri amici, compagni, figli. Giovani che potremmo essere noi.

E allora proviamo paura e rabbia. Sgomento perché siamo nel 2022 e interessi politici ed economici stanno portando morte e sofferenze che ora non siamo nemmeno in grado di immaginare o concepire perché le nostre teste rifiutano tale scenario.

Abbiamo vissuto due anni di solitudine in cui siamo stati obbligati a dimenticare cos’è la socialità. Siamo stati soli, chiusi nelle nostre case, impauriti e tristi. Ci siamo sentiti spesso abbandonati e abbiamo perso l’abitudine dello stare insieme, ma oggi abbiamo bisogno di tornare a vivere la coralità di un’unica voce. Tutte le nostre, da angoli diversi del paese e del mondo, unite nel desiderio della pace. Un’unica voce forte, chiara. Di solidarietà, di amore. Di unione.

Papa Francesco ha invitato a fare il prossimo 2 marzo, mercoledì delle Ceneri, una giornata di digiuno e preghiera per la pace. La Rete Italiana Pace e Disarmo invita a scendere in piazza sabato 26 febbraio. Vogliamo fare questo e molto altro perché la Pace è l’unica via.

Lo staff di Fa’ la cosa giusta! e di Terre di mezzo Editore