Andare oltre l’idea che l’unica risposta efficace per chi commette reati sia il carcere, in Italia è una necessità. Lo raccontano bene i dati pubblicati nell’ultimo rapporto di Antigone “Il carcere visto da dentro”:

  • il numero medio di reati per persona, e quindi la recidiva, è in aumento. In media, 2.37 reati per detenuto;
  • il sovraffollamento nelle carceri non è l’eccezione ma la regola, con un picco del 129,9% in Lombardia contro la media nazionale del 107,4%;
  • sono 19.478 i detenuti che devono scontare una pena residua pari o inferiore a 3 anni, su un totale di 54.609. La gran parte di loro potrebbe usufruire di misure alternative.

Di alternative allo scontare la pena in carcere, appunto, si occupa anche la riforma della giustizia proposta dalla ministra Cartabia, sulla quale al momento sono al lavoro sei gruppi di esperti che stanno scrivendo i decreti legislativi attuativi della riforma.
Ciò che già esiste, e che speriamo diventi sempre più la normalità, è il lavoro in carcere: un modo per “liberare il tempo” dei detenuti, impiegarne le energie e dare loro l’opportunità di immaginare un’altra vita possibile, imparando una professione.

Di questo si occupa ogni giorno Banda Biscotti, progetto di pasticceria carceraria che da tanto tempo fa parte dell’ecosistema di realtà espositive di Fa’ la cosa giusta! nella sezione Mangia come Parli.

Banda Biscotti realizza prodotti di pasticceria biologica, offrendo percorsi di inserimento lavorativo ai detenuti della Casa Circondariale di Verbania. Siamo andati a trovarli per scoprire di più sul loro progetto, inserito all’interno della rete solidale Freedhome: tante esperienze di economia carceraria, generatrici di cambiamento.

La Banda nasce da un’idea della Cooperativa Sociale Il Sogno ONLUS, che cura, oltre al laboratorio di pasticceria, altri due  percorsi di formazione e inserimento lavorativo: il ristorante Gattabuia nel centro di Verbania, dove abbiamo pranzato, e la Caffetteria di quartiere Casa Ceretti

Abbiamo fatto qualche domanda ad Alice Brignone, responsabile del progetto Banda Biscotti.

Chi lavora qui? 
“Tra ristorante, caffetteria e laboratorio sono inserite circa 12 persone che seguono un percorso di esecuzione penale, a queste figure si aggiunge altro personale proveniente da contesti di fragilità, alla ricerca di un percorso professionalizzante che gli aiuti a costruire un futuro migliore. La maggior parte del personale è impegnato a tempo pieno per otto ore al giorno, qualcuno part-time. Il fatto che il laboratorio sia collocato all’esterno della struttura penitenziaria, nella scuola di Polizia Penitenziaria adiacente, permette ai detenuti di uscire fisicamente dal carcere e distaccarsi temporaneamente dalla condizione in cui vivono”.

Come mai proprio la pasticceria e, più in generale, la cucina?
“È stato casuale. In carcere vengono proposti corsi di formazione per i detenuti, che nella maggior parte dei casi riguardano il settore della ristorazione. Uno di questi corsi risultò particolarmente interessante, tanto da far nascere l’idea di adibire a laboratorio una cella del carcere di Verbania, in seguito spostato nell’adiacente Scuola di Formazione della Polizia Penitenziaria. Una scelta che porta molteplici vantaggi, consentendo ai detenuti di frequentare spazi diversi dal carcere, aperti al pubblico e di grande bellezza“.

Ci raccontate del progetto Gattabuia Pizzeria Galeotta?
“Il Progetto di Pizzeria Galeotta è nato durante la pandemia all’interno del Ristorante Gattabuia, che si trova a Villa Olimpia, palazzo d’epoca nel centro di Verbania. Il ristorante è ospitato in uno spazio ottenuto grazie ad una gara d’appalto del Comune, e garantisce a pranzo un menù a prezzo fisso con un costo calmierato di 8 euro e 50, effettua anche servizio d’asporto per persone con fragilità e per i centri estivi. La sera siamo aperti con la pizzeria e il ristorante con menù alla carta.
Il progetto di Pizzeria Galeotta, finanziato da Fondazione San Zeno, è nato in piena pandemia quando uno dei ragazzi, di formazione pizzaiolo, che lavorava già nel ristorante, ha proposto di iniziare a cucinare la pizza nel vecchio forno della cucina. Nonostante il forno non perfettamente performante il risultato è stato incredibile. Da lì è nata l’idea di fare pizza d’asporto, e nel giro di pochi mesi, merito anche del passaparola, la nostra pizza ha avuto un incredibile successo.
Grazie ai finanziamenti è stato possibile ristrutturare l’area pizzeria ed attivare un corso di formazione per 9 ragazzi di cui 4 detenuti, che a breve verranno assunti nello staff”.

Potete acquistare i deliziosi prodotti della Banda Biscotti nelle botteghe di commercio equo solidale, tramite Gruppi d’acquisto solidale, portali online, botteghe indipendenti, al ristorante o in caffetteria… e ovviamente a Fa’ la cosa giusta!