“NICOLETTA FASANI non è solo un marchio con il mio nome ma è l’idea di moda sostenibile in cui credo: un connubio di etica ed estetica per il quale dal 2010 ho affrontato molte sfide come donna, designer e artigiana”. Si presenta così Nicoletta Fasani, designer di moda che partecipa come espositrice a Fa’ la cosa giusta! da più di 10 anni nell’area Critical Fashion. Quest’anno per lei la fiera è stata l’occasione di presentare al pubblico un’innovazione che la rende un esempio davvero virtuoso nel panorama della moda in Italia: il Passaporto Digitale di Prodotto.

“Affiancata da RENOON, piattaforma tecnologica italo olandese per la moda responsabile, ho scelto uno strumento di tracciabilità per garantire la trasparenza del mio marchio: ogni capo, anche on line nella sezione shop, è dotato di Dpp – Digital product passport, un passaporto digitale con informazioni dettagliate sulla catena di fornitura del prodotto. Scansionando il QR Code, si potrà conoscere ad esempio il fornitore di filo o elastici, il laboratorio di confezione, scaricare la certificazione del tessuto, controllare l’impiego di materiali cruelty free, scoprire come avviene la stampa del catalogo”.

Un’iniziativa virtuosa che presto diventarà legge: una nuova normativa europea, la Sustainable Products Initiative, infatti, prevede infatti l’istituzione obbligatoria del passaporto digitale dei prodotti (DPP) dal 2026-2027. Il Passaporto fornirà ai consumatori maggiori informazioni sulla catena di approvvigionamento e permettere alle autorità di verificare il rispetto degli obblighi di legge.

“In tempi di greenwashing il racconto e l’onestà dell’artigiano, che per vocazione fa bene il suo lavoro, non è più sufficiente: non  basta aggiungere un tocco di verde alla propria comunicazione,  parlando di sostenibilità o circolarità. Occorre fornire dati certi, rendere misurabile il proprio valore”.  

E in effetti secondo il Fashion Transparency Index 2023 di Fashion Revolution, i progressi sulla trasparenza nel settore della moda sono ancora troppo lenti. Ma le nuove normative europee spingono le aziende di moda verso una maggiore tracciabilità, definita come “la capacità di identificare e ricostruire la storia dei prodotti, dei loro componenti e materiali, per garantire la tutela di diritti umani, lavoro, ambiente e legalità lungo tutta la catena di fornitura”*.

Il 43,75% delle aziende italiane del settore presenta un livello di tracciabilità dei propri fornitori nullo o di base: è questo il dato raccolto da Cikis, società milanese di consulenza in fatto di sostenibilità per la moda – dato che restituisce l’importanza di iniziative come quella di Nicoletta Fasani.

Non a caso, il suo motto è il bello è la conseguenza del giusto. 

Tracciare la filiera permette alle aziende di identificare le principali cause di impatto ambientale e soprattutto combattere le violazioni dei diritti umani che spesso si verificano lungo la filiera della moda. Sono molteplici, infatti, le criticità sociali nel settore: salari sotto il livello di sussistenza, discriminazioni di genere, lavori forzati e lavoro minorile. Ne avevamo parlato con Marina Spadafora, in occasione della raccolta firme per la campagna Good Clothes Fair Pay presentata a Fa’ la cosa giusta! lo scorso anno. 

“Il Passaporto digitale, per una piccola impresa artigianale come la  mia, è un grande traguardo: non è stato semplice racchiudere in un  QR Code il racconto di una storia diversa rispetto a produzioni più  seriali e automatizzate. Ma io ho scelto di essere responsabile.  Non solo a parole.”

Da oggi quindi, alla semplicità delle forme geometriche che sono alla base dei suoi capi, indossabili in modi diversi e realizzati utilizzando materiale biologico certificato, secondo i principi dell’ ecodesign, si affianca anche una tracciabilità che consente di leggere cosa c’è dietro all’etichetta e fare acquisti più consapevoli. 

“Il pubblico ha accolto con interesse e curiosità il Passaporto! I clienti che sapevano di questa mia iniziativa, sono venuti a ‘provare’ di persona il QRcode, e chi ancora non era a conoscenza dell’iniziativa, l’ha accolto con interesse e apprezzata. Anche il Politecnico di Milano si è mostrato interessato a saperne di più. Sono stata molto soddisfatta di com’è andata la fiera! ” conclude Nicoletta.

*Fonte: UN Global Compact