Don Luigi Ciotti: dalle mafie alla collettività. 30 anni di legge sui beni confiscati, bilancio di una rivoluzione civile

Quando Sabato 14 Marzo - ore 13:00
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Il 7 marzo 1996, grazie alla raccolta di un milione di firme, il Parlamento approvava la legge 109 e l’Italia compiva un passo rivoluzionario nella lotta alle mafie: da lì in avanti  i patrimoni accumulati dai clan non venivano solo sequestrati, ma potevano essere restituiti alla collettività. In questi trent’anni, ville dei boss sono diventate centri per persone con disabilità, terreni incolti si sono trasformati in cooperative agricole e simboli di sopraffazione sono rinati come presidi di legalità e speranza.

La raccolta firme fu il frutto di un’eccezionale coalizione civile. Le firme furono raccolte da un vasto schieramento guidato da Libera che comprendeva oltre 500 associazioni. Tra i protagonisti c’erano le grandi sigle del sindacalismo (CGIL, CISL, UIL), il mondo dell’associazionismo cattolico e laico (come ACLI e Arci) e tantissimi altre realtà.

Quella spinta dal basso fu così potente che la legge venne approvata quasi all’unanimità con una rapidità insolita per il Parlamento. A tre decenni da quella svolta, a che punto siamo davvero? Se da un lato il riutilizzo sociale è un modello studiato in tutto il mondo, dall’altro non mancano ostacoli burocratici, tentativi di svuotamento della norma e nuove strategie delle mafie per riprendersi le nostre vite.

Don Luigi Ciotti – fondatore di Libera, guida spirituale e civile nella lotta alla criminalità organizzata, ma soprattutto nel contrasto all’emarginazione, alle dipendenze e a ogni forma di ingiustizia sociale – dialoga con il giornalista di Altreconomia Luca Rondi. Non è solo un momento di bilancio, ma un appello alla vigilanza: perché un bene confiscato è un bene di tutti, e ha a che fare con la nostra salute democratica.

Dove si svolge

📍 L'evento si svolge in Piazza Social Cohesion Days, Padiglione 20.

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