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Quando il modello è il cattivo

Un appuntamento per riflettere sui modi che si possono adottare e sugli obiettivi che ci si possono dare quando si tratta di “raccontare il male” tra giornalismo, letteratura e serie televisive


Domenica 14 gennaio, ore 21 e 15, il sedicenne Ciro viene pestato alla fermata Policlinico della metro di Napoli. Tra gli aggressori – che non hanno altro motivo se non scacciare la noia – ce n’è uno che usa l’orologio come tirapugni. L’ha visto sullo schermo, in Gomorra, e gli è sembrata una buona idea.

 

Non è la prima volta che la realtà imita la finzione, non sarà certo l’ultima. Perché narrare storie significa contribuire all’immaginario collettivo. E l’immaginario che ne scaturisce agisce in ognuno di noi.

 

Ecco dunque un appuntamento per riflettere sui modi che si possono adottare e sugli obiettivi che ci si possono dare quando si tratta di “raccontare il male” tra giornalismo, letteratura e serie televisive. Intervengono l’editore Giulio Milani, ideatore di una collana di romanzi che funziona come una serie Netflix, ma per la prima volta alla cron