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Un mare di cemento. Lo scempio delle coste italiane

Le coste italiane sono infestate dal cemento per circa 3.300 km, oltre metà dei nostri litorali: sono i porti turistici la nuova frontiera degli speculatori.


Il diminutivo “porticcioli” è ingannevole perché si tratta di strutture spesso di grandi dimensioni a cui si aggiungono residenze di lusso e centri commerciali. A differenza dei porti, pubblici e al servizio della comunità, i porticcioli sacrificano un bene comune sull’altare dell’interesse privato e della ristretta cerchia che può permettersi il “diporto”.
Il business che sposta nautica e cemento è diffuso in tutta Italia, ma in Liguria – quasi 24mila posti barca – è eclatante. Ed eclatante è lo scempio ambientale e il fitto intreccio di rapporti fra politica, imprenditoria e – in alcuni casi – malaffare. Il libro “Il mare privato” (Altreconomia ed.) denuncia proprio il proliferare dei porti turistici in Italia, favorito da normative compiacenti, a partire dal caso ligure.
Ne discutono Fabio Balocco, curatore del libro, e Barbara Meggetto, presidente Legambiente Lombardia, con Massimo Acanfora, editor di Altreconomia ed. e ligure onorario.

Organizzato da: Altreconomia