Abbiamo intervistato Lorenzo Ciabini, psicologo, psicoterapeuta e vice-presidente di AIACC (Associazione Italiana Ansia da Cambiamento Climatico). Gli abbiamo chiesto che cos’è l’eco-ansia, chi ne soffre maggiormente e cosa possiamo fare per gestirla.
Attraverso i suoi studi e progetti, AIACC mira a comprendere le emozioni ambientali che ogni giorno milioni di persone di tutto il mondo sperimentano nell’affrontare gli effetti diretti di un ecosistema che sta drasticamente cambiando forma. Lo scopo di AIACC è far evolvere la comprensione delle emozioni ambientali verso una costruttiva presa di posizione consapevole per affrontare e gestire i cambiamenti climatici come singoli individui e società.

Lorenzo Ciabini, psicologo, psicoterapeuta e vice-presidente AIACC
Ciao Lorenzo, cosa si intende per eco-ansia e chi ha usato per la prima volta questo termine?
L’eco-ansia è una parola composta dalla già nota espressione “ansia”, che sta a indicare quell’emozione che segnala uno stato di preoccupazione per un possibile pericolo circostante. Associata alla parola “eco”, riferito all’ecologia ambientale, si è dato nome a un neologismo che rappresenti lo stato di preoccupazione riferito a un pericolo imprevedibile e potenziale associato all’impatto del cambiamento climatico sull’ambiente in cui viviamo. Ad esempio le alluvioni, gli incendi, quindi le conseguenze dirette alle città, ai territori, ma anche i periodi frequenti di siccità, che richiamano al pericolo di una possibile scarsità d’acqua, che in alcune zone del sud Italia è già realtà e così via. Eco-ansia è un termine che ha fatto molto presa nella cultura popolare e talvolta viene utilizzato nelle riviste scientifiche per descrivere questo fenomeno dal 2007, quando si inizia a parlarne e a produrre degli studi a riguardo all’interno della comunità scientifica. Che io sappia, non c’è un diretto autore del termine, ma uno fra tutti che ha sviluppato anche un saggio su questa e altre emozioni correlate alle conseguenze del cambiamento climatico è l’australiano Glenn Albrecht in “Earth emotions”.
Da quali sintomi è caratterizzata l’eco-ansia?
L’eco-ansia non inquadra un disturbo, ma una risposta emotiva comune che si associa ai temi del cambiamento climatico. Potremmo fare l’analogia con la più famosa “ansia da prestazione” quando una persona sperimenta una forte attivazione d’ansia nel contesto di alcune “prove”, come un esame universitario, un colloquio di lavoro, o anche uscire con un gruppo di amici. Generalmente quando una persona sta sentendo uno stato di ansia per i temi ambientali, vive una forte preoccupazione, si sente agitata, oppure anche disperata o impotente (ma a quel punto si tratta di un altro tipo di emozione). Si associano anche alcuni segni fisici come tensione muscolare, fiato più corto, battito accelerato e si presentano dei pensieri ricorrenti e intrusivi: “cosa succederà?”, “siamo in pericolo”, “cosa posso fare per risolvere?”. L’impatto sulla persona dipende molto da quanto la sua identità e i suoi valori sono costruiti attorno a temi ecologici.
Quali sono gli atteggiamenti che possiamo mettere in atto per ridurre la nostra eco-ansia?
Come tutte le emozioni può essere regolata, quindi alimentata e ridotta. Come per le altre emozioni non ci deve essere una patologizzazione, anche le altre emozioni “spiacevoli” come tristezza e rabbia hanno una funzione, un valore adattivo, non avrebbe senso ridurle a meno che non rappresenti un problema per la persona, a quel punto serve capire dove “il meccanismo si inceppa”. Comunque sia, si è osservato che questa emozione si regola quando la persona si coinvolge in attività che alimentano un senso di padronanza della situazione, poiché si va a toccare proprio il senso di “mancanza di controllo” che è centrale nell’ansia. Ad esempio, adottare comportamenti quotidiani che riducono l’impatto ambientale, partecipare a gruppi e attività che si occupano di temi ambientali, fare vicinanza con gli altri, talvolta è utile anche allontanarsi dai centri urbani e passare più tempo in ambienti naturali. Come si può vedere in questi esempi non si cerca di annullare l’ansia, ma di seguire il suo scopo adattivo: controllare una situazione pericolosa (per quanto possibile ovviamente). Altra faccenda è quando una persona sperimenti intensi e frequenti stati di eco-ansia tanto da compromettere alcune aree della sua vita, allora si può consigliare un percorso di supporto o di terapia.

Una delle tavole dedicate all’ecoansia realizzate dal fumettista Mangiasogni insieme a UNICEF Italia in occasione della COP28.
In quale categoria di persone si manifesta più probabilmente l’eco-ansia?
Possiamo riscontrare maggiori livelli di eco-ansia generalmente in persone che hanno una certa vicinanza emotiva al fenomeno del cambiamento climatico. Ovvero quelle persone che vivono il tema ambientale come centrale nella sua vita per qualche motivo, essere cresciuti con dei valori in quel senso, occuparsi di temi ambientali, ma anche avere subito direttamente le conseguenze del cambiamento climatico. Sicuramente le persone più attente al tema le possiamo ritrovare nelle generazioni più giovani, in buona parte grazie alla campagna di informazione e sensibilizzazione che negli ultimi anni ha avuto un impatto significativo. E potrebbe essere riferita maggiore ansia per il cambiamento climatico dal genere femminile, che tendenzialmente ha una maggiore attenzione ai propri vissuti emotivi.
L’ansia è solitamente percepita come una condizione privata e individuale. Cosa comporta il fatto che per quanto riguarda l’eco-ansia, invece, la causa del dolore sia un evento collettivo come il cambiamento climatico?
Sicuramente l’eco-ansia viene sperimentata da chiunque in maniera individuale e privata, tant’è che esistono varie sfumature con cui una persona può sentirla e descriverla. Il fenomeno viene condiviso anche livello di gruppo tra piccoli gruppi e collettività, tanto da divenire anche un fenomeno sociale e culturale. Una parte della popolazione chiede alle istituzioni nazionali e internazionali di intervenire, si parla anche di “giustizia ambientale” e “diritti ambientali”, tant’è che la questione ambientale è diventata un tema politico che divide i partiti. Questo purtroppo porta a complicare le cose, si può distorcere la realtà e dividere anche la popolazione stessa tra interventisti e negazionisti del cambiamento climatico.
Quali sono i paesi dove si soffre maggiormente di eco-ansia?
Non c’è un dato certo per rispondere a questa domanda. Bisognerebbe considerare quanto in un certo paese le persone conoscono il fenomeno del cambiamento climatico, così da poter attribuire certi eventi a quella causa. Si potrebbe ipotizzare che siano più sensibili ai temi ambientali quei paesi che risentono di più delle conseguenze del cambiamento climatico, come siccità, alluvioni, innalzamento del livello del mare, incendi, e vari eventi meteorologici avversi. Quindi mi orienterei nei paesi con meno risorse ambientali, nei paesi del cosiddetto “sud del mondo”. Come detto, però conta molto la consapevolezza che se ne ha per poter dare una spiegazione ai fenomeni, quindi non è un caso che l’eco-ansia sia un fenomeno sensibile particolarmente in occidente.

