Combattere il caporalato… sul campo: salsa di pomodoro a sfruttamento zero

Irregolarità contrattuali, pagamento a cottimo, caporalato: le condizioni lavorative in agricoltura versano in condizioni molto precarie per numerosi braccianti, specialmente se stranieri. Ma di fronte a questo scenario desolante c’è chi non si è scoraggiato ma ha cercato di cambiare le cose, restituendo rispetto e dignità sia agli abitanti del territorio, sia ai tanti migranti che lo attraversano per una o più stagioni.

Dopo essersi costituiti come associazione, “Diritti a Sud” è entrata a fare parte della rete “SfruttaZero”  un progetto di auto-produzione di salsa di pomodoro, di tipo cooperativo e mutualistico, promosso da giovani precari locali e dai migranti stessi. Sfrutta Zero è costituita da altre tre realtà, oltre a “Diritti al Sud” ne fanno parte “Netzanet-Solidaria”  (di Bari), “Osservatorio Migranti Basilicata”, di Palazzo San Gervasio, e “Fuori dal Ghetto” (Venosa).

Una rete che è un simbolo importante per tutti perché è la dimostrazione che si può produrre nel settore agricolo e si può guadagnare senza sfruttare i braccianti: i lavoratori sono stati pagati 10 euro all’ora, una cifra importante soprattutto se paragonata alle tariffe vigenti in molte campagne del meridione (3 euro per un cassone di pomodori o agrumi da 300 chili, raccolti sotto il sole cocente di agosto).

 L’Italia che cambia, 30.06.2016

Nel programma culturale di Fa’ la cosa giusta! 2017 abbiamo ospitato un incontro pubblico con gli attivisti di Diritti a Sud, associazione culturale salentina che in soli due anni di attività, si è fatta conoscere in tutta Italia per l’impegno volto verso lo sviluppo di una società più giusta, aperta e multiculturale, che in quell’anno sono stati tra i premiati della XXIII edizione del Premio Internazionale Rosario Livatino/Antonino Saetta/Gaetano Costa, che viene dato a rappresentanti delle istituzioni e a cittadini meritevoli per l’impegno sociale e la lotta alla criminalità. 

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