Moda critica, celebriamo il Fashion Revolution Day

Dal 17 al 24 aprile, una settimana di sensibilizzazione globale sul tema della rivoluzione etica nel campo della moda.

Il Fashion Revolution Day nasce per ricordare il 24 aprile 2013, data in cui 1133 persone sono morte e molte altre sono state ferite quando il complesso produttivo di Rana Plaza, a Dhaka, in Bangladesh, è crollato.

Fashion Revolution Day vuole essere il primo passo per la presa di coscienza di ciò che significa acquistare un capo d’abbigliamento, verso un futuro più etico e sostenibile per l’industria della moda, nel rispetto delle persone e dell’ambiente – commenta Marina Spadafora, direttrice creativa di Auteurs du Monde, la linea di moda etica di Altromercato, e coordinatrice del Fashion Revolution Day in Italia. –Scegliere cosa acquistiamo può creare il mondo che vogliamo: ognuno di noi ha il potere di cambiare le cose per il meglio e ogni momento è buono per iniziare a farlo”.

Come aderire all’iniziativa? Indossa un indumento al contrario, scatta una foto e postala sui social chiedendo ai brand “Chi ha fatto i miei vestiti?”. Sono disponibili anche i materiali di adesione per chi gli abiti li produce, e vuole comunicare il suo modo etico di farlo (una opportunità perfetta per voi, nostri espositori di Critical Fashion!). Tutto in download sul sito internazionale della campagna, poi le immagini vanno pubblicate usando gli hashtag ufficiali:

#WhoMadeMyClothes (oppure, nel caso dei produttori: #I MadeYourClothes) #FashRev

Su Ethicalconsumer.org è appena stato pubblicato (aprile 2016) il Fashion Transparency Index, un report di ricerca con i risultati del monitoraggio di 40 diversi marchi di aziende produttrici, a livello internazionale.

E di Vestiti che fanno male (a chi li indossa, a chi li produce) parla Rita Dalla Rosa in un suo libro (Terre di mezzo Editore, collana Stili di vita):
leggi e scarica gratis i capitoli
La moda che fa male a chi la fa
Se per vestirci spogliamo il pianeta

 

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