La signora al centro della foto รจ Delia, la proprietaria, e intorno ci sono le persone che hanno promosso una raccolta fondi perchรฉ nel suoย bar possa continuare il suo lavoro tanto importante per la comunitร migrante in transito a Ventimiglia.
Tutto รจ iniziato nell’estate del 2015 quando Delia ha visto delle donne con dei bambini che piangevano e dormivano sul marciapiede di fronte al suo bar tra la stazione e gli uffici comunali di Ventimiglia. Li raggiunge e li invita a entrare per riposarsi un poโ, mangiare qualcosa e cambiarsi.
Oggi nel bagno del bar uno spazio per cambiare bambini e bambine con pannolini, assorbenti per le donne, spazzolini e dentifrici da viaggio. Delia raccoglie giocattoli usati e dentro il suo bar ha uno spazio giochi dedicata proprio allโinfanzia. Non se la sente di chiedere soldi a chi a stento ha le scarpe per camminare. Si sparge la voce che il suo bar รจ un posto dove donne e bambini in stato di bisogno possono mangiare senza pagare e le persone migranti possono caricare i telefonini gratis.
I migranti hanno iniziato a fare del bar Hobbit una tappa del viaggio. I clienti italiani, invece, hanno smesso di frequentarlo,ย mettendo a repentaglio lโattivitร :
Dopo tre anni su 300 pubblici esercizi, a parte me ce ne sono adesso forse uno e mezzo che li fa sedere. Non li fanno entrare, non li vogliono, oppure mettono dei prezzi talmente alti per far sรฌ che loro non abbiano la possibilitร di sedersi.
A livello economico io ho avuto un crollo non indifferente. Pentita non lo sono, amareggiata sรฌ, ma per lโignoranza che cโรจ stata intorno. Devo dire grazie ai ragazzi, perchรฉ mi hanno fatto conoscere un mondo di persone solidali, di volontari e di persone ancora umane…ย (leggi e ascolta l’intervista su Radio Popolare)
Sosteniamo Delia! Andiamo a prendere il caffรจ nel suo bar, creiamo una rete solidale intorno a lei. Il suo bar si chiama Hobbit e si trova a Ventimiglia, in via Sir Hanbury 14. Chi abita lontano, puรฒ contribuire alla raccolta fondi.
Della storia di Delia ha parlato anche Elena Kaniadakis su La Repubblica (12.09.018)

