“Io non sono nata coraggiosa” è il titolo del primo libro di Giulia Meta, una ragazza per cui il Cammino di Santiago ha rappresentato un punto di svolta, segnando un prima e un dopo nella sua vita. Dopo una laurea in ingegneria che non disegnava più il futuro come una promessa, è arrivato il Covid a smuovere in lei qualcosa di grande: la consapevolezza di stare costruendo una vita che non la rendeva felice.
Da lì al primo viaggio in solitaria il passo è breve: grazie al sostegno di un altro viaggiatore, conosciuto in Erasmus, Giulia prende un volo per le Canarie, dove dopo alcuni giorni in compagnia si ferma per due settimane da sola. Solo per scoprire che quando si viaggia cambia il contesto, ma non cambiamo noi: la vita lontano da casa non si stravolge completamente – Il tuo essere te, la tua quotidianità, il tuo ritmo restano. Il bello è portare se stessi in ogni luogo, senza dover ricominciare da zero ogni volta.

Il viaggio da fuga diventa ricerca: nasce così l’idea di percorrere il Cammino Francese, il più famoso degli itinerari che conducono a Santiago de Compostela. 900 km in 34 giorni che Giulia sceglie di raccontare sui social, diventando presto uno dei punti di riferimento per chi sceglie di percorrere Il Cammino e soprattutto per le tante ragazze che vogliono farlo da sole.

Mi piace l’idea che il cammino non finisca mai, e mi lascia senza parole il fatto che tuttora a distanza di tre anni io sia ancora “Giulia, quella del Cammino di Santiago”: nel frattempo ho girato l’Australia, l’Asia e l’Europa ma tuttora vengo invitata ad eventi per raccontare quell’esperienza.

Il più grande valore aggiunto del viaggiare in solitaria?

L’apertura verso il mondo e le opportunità: essere da sola ti mette nella condizione di ascoltare di più, di cogliere la palla al balzo, di conoscere nuove persone. Ma soprattutto, ti dà la libertà di essere completamente indipendente, il potere di scegliere cosa fare e quando farlo, la possibilità di stravolgere i piani senza dover tenere conto di nessuno.

A chi le chiede consulenze di viaggio, spesso Giulia racconta che la fatica dell’essere soli dura pochi attimi: la lasci a terra quando prendi l’aereo, dura giusto il tempo di arrivare al primo ostello.

Quali mete consigli come prima esperienza?

“A tutte le ragazze come prima esperienza consiglierei tre giorni in una grande capitale europea, oppure di partire da brevi cammini di pochi giorni. Chiedetevi: «Io cosa sono pronta a fare oggi?». Ascoltarsi è il primo passo”.

Come primo cammino sceglieresti di nuovo quello di Santiago?

Sì, però ammetto che aver vissuto quella come prima esperienza mi ha un po’ bloccata. Se negli ultimi tempi non ho fatto altri cammini è perché pensavo che niente sarebbe stato all’altezza, e così mi sono privata di tantissime opportunità. Oggi capisco che tutto il mondo è bello da scoprire: anche il cammino dietro l’angolo, come quello tra Brescia e Bergamo (La Via delle Sorelle) che fa tappa nella città in cui vivo. I social ci mostrano sempre viaggi meravigliosi dall’altra parte del mondo, e così dimentichiamo che l’esperienza del cammino non è quello che accade fuori, ma quello che suscita dentro di noi. Ho smesso di fuggire: oggi nel viaggio cerco me stessa, trovo il tempo per parlarmi.

Quali realtà e strumenti utili consigli a chi si approccia al primo viaggio in solitaria?

Leggere le storie di chi ce l’ha fatta a inseguire i propri sogni, come Gianluca Gotto. I gruppi Facebook, una gigantesca fonte d’informazione per chi viaggia all’estero, ad esempio in Australia. Piattaforme come Workaway, che permette di viaggiare lavorando, ospitati in contesti familiari. Il volontariato internazionale: un ponte tra la vita comune e quella zaino in spalla, in giro per il mondo.

Quali consigli ti senti di condividere con le ragazze che vogliono viaggiare da sole in sicurezza?

  • Fai amicizia! Il bello di viaggiare soli è la possibilità di aprirsi a nuovi incontri: sul Cammino, che è percorso da tante persone in solitaria, è ancora più semplice. Si possono fare insieme alcuni tratti, ma anche prendersi i propri spazi… non è necessario partire e arrivare ogni giorno insieme.
  • Condividi la posizione con persone di fiducia.Tramite smartphone, puoi far sapere alle persone a casa o ad altri viaggiatori che stanno percorrendo il tuo stesso percorso dove ti trovi.
  • Segui il tuo istinto. Se la pancia o il cervello ti dicono che c’è qualcosa che non va, allontanati da quella situazione o cerca aiuto. Non c’è niente che tu non possa fare, nemmeno l’autostop: l’importante è agire sempre in maniera coscienziosa.
  • Se vuoi partire all’alba, accodati ad altri pellegrini: in tutti gli ostelli ci sarà qualcuno che vuole iniziare a camminare presto come te, ed è più sicuro non farlo da soli.
  • Considera di tenere a portata di mano uno spray urticante: è uno strumento di difesa personale assolutamente legale che può servirti sempre, non solo in viaggio.

Prossimo viaggio in programma?

Il Kenya, per proseguire il progetto documentaristico che ho iniziato in Cina, dove ho trascorso un mese raccogliendo interviste! Voglio raccontare il mondo con gli occhi delle donne. Dopo il Kenya ci sarà l’India, e poi chissà…

Buon viaggio a Giulia e a tutti voi, viaggiatrici e viaggiatori che siete arrivati fino a qui! Buoni passi.

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