Chi di noi, almeno una volta nella vita, seduto al banco di scuola, e guardando fuori dalla finestra, non ha sognato di spalancarla e spiccare il volo? Sorvolare il cancello, le case, e  atterrare in un prato, dove godere dell’aria aperta, correre e giocare?

Quel senso di costrizione, gomiti sul tavolo e gambe sotto, è difficile scrollarselo di dosso: ci riescono solo una lezione o un insegnante affascinante, capaci di stupire il proprio uditorio.

Nella scuola italiana sono tante le eccellenze, molte di più di quello che si pensa e si racconta. Noi che organizziamo da anni il salone SFIDE – La scuola di tutti lo sappiamo bene. Molti limiti imposti dalla prassi e dalla burocrazia sono superati con intelligenza e creatività ogni giorno da insegnanti e dirigenti, nel solo interesse di fare la scuola più bella possibile.

Questo è importante ricordarlo, e ricordarcelo, perché la scuola non è di qualcuno ma di tutti: un bene prezioso da custodire e da coltivare, non seguendo le ideologie ma mettendosi in ascolto dei bisogni di chi la vive e del mondo che le si muove intorno.

In questa direzione il progetto Strade Maestre è un’esperienza che vogliamo raccontare perché contiene in sé alcune scintille di bellezza che vale la pena disseminare. 

L’idea è di fare scuola con la pratica del cammino, della Cooperativa Sociale Camminamenti. Attraverso la possibilità offerta dall’educazione parentale – che in Italia consente di studiare fuori da scuola, sostenendo un esame di idoneità alla fine dell’anno scolastico – da settembre 2024 otto ragazze e ragazzi che frequentano gli ultimi tre anni della scuola secondaria di secondo grado stanno percorrendo a piedi la penisola accompagnati da un gruppo di quattro guide-insegnanti. Tre di loro, Marco Saverio Loperfido, Marcello Paolocci e Roberta Cortella – che insieme a Niccolò Gori Sassoli ed Emilio Ruffolo sono i promotori del progetto – li seguono per l’intero anno scolastico. Altri adulti educanti si uniscono al percorso per periodi più brevi, portando un contributo specifico alla didattica, nell’ottica di proporre un approccio multidisciplinare allo studio attraverso l’integrazione delle diverse discipline con la scoperta del territorio, l’incontro di persone e comunità locali.

“Questa mattina ho parlato di Leopardi” racconta Marco “e mi sono sentito come uno che si approccia a un bene prezioso, a un diamante. Ho cercato di passarlo in consegna a dei ragazzi che forse lo ascoltano per la prima volta come una cosa rara, mi sono emozionato”.

Un’esperienza che regala momenti magici, come la lezione di vulcanologia sull’Etna o il racconto della vita di Verga ad Aci Trezza.  Ma anche una grande sfida da affrontare per questi giovani che provengono da percorsi diversi, e che stanno imparando ad armonizzare le loro esigenze con quelle degli altri e quelle del gruppo nel corso di un’esperienza che in Italia è un unicum, ma che gli organizzatori sostengono sia replicabile e scalabile.

“Abbiamo già diversi pre-iscritti quindi questo ci fa capire che c’è un’esigenza, c’è bisogno di scalfire quelle giovani solitudini che mi trovo davanti alla cattedra e hanno bisogno di esplodere in esperienze” racconta Roberta, l’unica delle tre guide-insegnanti ad essere un insegnante nella scuola pubblica. Per prendere parte al progetto ha preso un anno di aspettativa a lavoro. “Non sanno che pesci pigliare, da che parte andare”, continua. “Non sanno orientarsi nella loro giornata. Qui almeno hanno un obiettivo e il resto degli obiettivi, dei loro talenti, delle loro attitudini, li scoprono strada facendo. Questo è anche un percorso di orientamento, non solo educativo”.

Il corpo si riscopre in tutto il suo potenziale in questa esperienza in cui il movimento la fa da padrone, e non esiste una giornata-tipo: per questo tutti i giovani partecipanti sono stati coinvolti in un corso base di escursionismo (AIGAE, l’Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche, è tra i principali promotori del progetto) per imparare a muoversi sul territorio in sicurezza, imparando ad orientarsi con le mappe e ad affrontare gli imprevisti di ogni giorno, come il maltempo o la mancanza di un punto ristoro.

Il cammino è un grande formatore della personalità, cementa il gruppo. C’è sempre un clima molto positivo quando si cammina perché si espellono tossine, si esplora, si ripete la lezione e ‘verificano’ gli apprendimenti in dialogo. I ragazzi sono pochi, quindi possiamo sviluppare con loro una didattica personalizzata” racconta Marco, che precisa “C’è un percorso individualizzato per molte cose: c’è chi è più o meno ordinato, puntuale… ci sono tanti tipi di percorso, non solo quello scolastico”.

Portare una classe in giro per l’Italia significa intrecciare la didattica con quello che si incontra e con ciò che accade nel gruppo. Poter osservare i ragazzi in ogni momento della loro giornata e prendere ogni buona occasione come spunto per una lezione. Così che la lezione non parli solo di storia, letteratura o poesia, ma entri nelle loro vite. Che il Seicento possa essere d’ispirazione nel loro camminare quotidiano, qualcosa da mettere nello zaino per portarlo con sé, perché non si sa mai nella vita.

“Ci tengo a precisare che questa è un attività che può fare chiunque, anche chi non è preparato” chiosa Marcello “Abbiamo iniziato camminando lentamente: le prime settimane sono state di prova, quindi anche chi non faceva pratica abituale di trekking ha potuto imparare”. 

Lungo il percorso sono state tante le realtà che si sono unite al loro cammino, altrettante le esperienze da ricordare:

  • La montagnaterapia con una ASL di Roma che fa queste escursioni con ragazzi e ragazze che provengono dal dipartimento di salute mentale.
  • Il corso di mappatura inclusiva, per leggere i territori secondo le esigenze di chi ha una disabilità.
  • Il cammino condiviso con l’associazione italiana persone down.
  • Il percorso sulla legalità lungo la Magna Via Francigena, in Sicilia.

Un tempo denso, un viaggio di scoperta di se stessi, delle proprie emozioni, “nell’età forse più giusta per fare un’esperienza così radicale” dice Marco. 

Il mondo dei cammini ha reagito in maniera straordinaria all’iniziativa: “Le associazioni ci stanno aiutando mettendo a disposizione i loro contatti. È un lavoro di rete incredibile: Pietro Vertamy (fotografo, cofondatore del collettivo “Around the walk” e autore nella collana “Percorsi” di Terre di mezzo Editore) che ci ha raggiunti per camminare insieme e portare la sua esperienza come docente di storia dell’arte, con due telefonate ha trovato per noi alloggio a Matera e Bari, le nostre prossime tappe.

Uno degli aspetti più belli è la collaborazione con i genitori. “Anche loro sono parte attiva: trovano ospitalità, propongono tappe, e sono con noi in un’alleanza che Roberta, che lavora nel mondo della scuola, dice essere abbastanza rara. Noi li sentiamo dalla nostra parte, lavoriamo tutti nella stessa direzione. Ma a quest’età è importante anche fare esperienza di un altro tipo di adulto, che non siano i propri familiari: in questo viaggio i ragazzi incontrano decine di adulti ogni settimana, e da loro possono carpire altri modi di essere. I loro genitori ci sono grati per questa opportunità”. 

“Abbiamo deciso di partire, anche se con mezzi economici limitati (le guide-insegnanti sono volontarie, ndr) perché era arrivata l’ora di provarci, sperimentare, costruire una rete che possa solidificarsi. È una fase di sperimentazione, stiamo facendo tesoro di ciò che funziona meglio e di ciò che non funziona. il nostro obiettivo ultimo da qui a 10 anni è che possano partire 10, 15 classi, e che questa diventi una possibilità in più nel panorama educativo e didattico italiano” conclude Marco. 

“Ci auguriamo che un giorno tutto questo diventi normale, di non essere costretti a prendere un’aspettativa per fare questo genere di esperienza volontariamente. Sarebbe bello che un insegnante potesse decidere di fare parte del proprio percorso così, come accade oggi per la scuola in ospedale o nelle carceri” aggiunge Roberta. 

Le prossime tappe del viaggio? Il cammino materano fino a Bari, poi Napoli, lungo la via Francigena fino a Roma, e poi ancora Toscana, Emilia-Romagna, Veneto e Friuli: la conclusione a Trieste, città di mare e di frontiera. 

Non mancherà una tappa a Fa’ la cosa giusta!, la fiera nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, che vi aspetta a Fiera Milano Rho dal 14 al 16 marzo, dove gli organizzatori e il gruppo in cammino incontreranno il grande pubblico e proporranno ai giovani interessati al prossimo anno scolastico itinerante di svolgere colloqui informativi in presenza, propedeutici alle iscrizioni. L’ingresso è gratuito! Clicca qui per prenotare il tuo biglietto.

Se volete seguire i passi di Strade Maestre potete farlo sul loro sito e le pagine social Facebook e Instagram