Come ci si sente ad essere “l’unica persona nera nella stanza”? 

Se lo chiede Nadeesha Uyangoda, scrittrice nata in Sri Lanka e cresciuta in Brianza, nell’omonimo libro uscito a marzo 2021 per la casa editrice 66thand2nd. 

L’Unica Persona Nera nella Stanza pensa a due cose e quasi sicuramente saranno queste: l’altro nero in questo edificio è l’addetto alle pulizie; tu sei la quota razziale. Quasi sicuramente saranno vere entrambe.¹ 

Come ci ha raccontato in un’intervista registrata qualche mese dopo l’uscita del libro, i soggetti razzializzati in Italia non si vedono. 

Non si vedono nella politica, negli spazi culturali, nei centri di potere: è come se ci fossero delle barriere all’ingresso. E quando riescono invece ad entrare in questi spazi si trovano a rappresentare l’oggetto del discorso, non il soggetto. Sono chiamati a parlare di determinate tematiche, che sono sempre le stesse: il razzismo, l’integrazione, la migrazione. La competenza di questi soggetti, al di là di queste tematiche, non viene contemplata.

Che fare, allora, per rendere il nostro sguardo più inclusivo? 

Da dove si parte per decolonizzare lo sguardo

Da dove partire, allora, per decolonizzare il nostro sguardo? Il processo non è semplice, per questo è utile partire da progetti “a tutto tondo” come Champs, che grazie al lavoro di una community di ragazze e ragazzi afrodiscendenti², propone dei toolkit per contrastare le discriminazioni pensati per chi lavora nella scuola, nella sanità, nei media – tre ambiti strategici nella costruzione di futuro – ma non solo. Si tratta di semplici documenti pdf con cui fare autoformazione, scaricabili gratuitamente. 

Ci sono poi molti libri da cui attingere preziosi spunti di riflessione e punti di vista per ragionare sui temi dell’identità. La collana DIMMI di Storie Migranti, edita da Terre di Mezzo, ad esempio, raccoglie e diffonde le storie di migrazione premiate a “Diari Multimediali Migranti”, il concorso nazionale per la raccolta e la diffusione di testimonianze autobiografiche di persone di origine o provenienza straniera promossa attivamente dall’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano. 

“Tutta intera” di Espérance Hakuzwimana, pubblicato da Einaudi, racconta “storie d’identità, paura del diverso e desiderio di appartenenza” con la voce di una giovane attivista. L’autrice, nata in Ruanda nel 1991 e sopravvissuta al genocidio, è stata adottata da una famiglia italiana ed è cresciuta in provincia di Brescia. Dal 2015 vive a Torino, dove fa attivismo collaborando con associazioni contro il razzismo.

Dalla narrativa alla poesia, Rahma Nur, insegnante italiana di origine somala, nel 2022 ha pubblicato la sua raccolta “Il grido e il sussurro” con Edizioni Capovolte e vinto il premio unico per poesia del “Paese delle donne”. 

Attraverso la poesia, oltre ad affrontare argomenti di vario tipo, possiamo anche incontrare storie e realtà diverse dalla nostra, possiamo esaminare argomenti difficili e scoprire come siamo simili, pur provenendo da luoghi lontani.³

La cura del linguaggio è un altra porta d’ingresso al tema: nelle espressioni quotidiane il razzismo si annida e passa inosservato. A che colore pensate, per esempio, quando parlate di color carne? Fino a poco tempo fa, nella maggior parte dei dizionari italiani la definizione era a grandi linee questa: “Color carne: di colore rosa pallido, simile a quello della carne umana”. È servita una campagna di comunicazione per cambiare colore al color carne, rendendo la sua definizione più inclusiva, almeno sul dizionario. Alcune aziende fortunatamente hanno ben presente il tema: Faber-Castell, la nota marca di cancelleria tedesca, tra le altre, ha ideato “Children of the world” una linea di prodotti studiati per rappresentare tutte le sfumature della pelle dei bambini del mondo. 

Perché c’è bisogno di decolonizzare lo sguardo

16: in media, le notizie che i giornali ogni mese hanno dedicato all’Africa nel 2022.
3.4%: le notizie nei telegiornali che hanno riguardato direttamente o indirettamente l’Africa nel 2022.

Sono questi i numeri dell’indagine “Africa Mediata 2022” realizzata da Amref in collaborazione con i ricercatori dell’Osservatorio di Pavia per analizzare in che modo viene oggi rappresentata l’Africa in tv, sui giornali e sui social. È evidente che il racconto del continente africano è ancora marginale in Italia: affinché questo cambi, è fondamentale che la spinta a conoscere meglio il continente africano arrivi proprio dai nostri consumi culturali. 

Altre storie dall’Africa

Per approfondire il nostro racconto sull’Africa, a sessant’anni dalla nascita dell’Unione Africana, il 25 maggio 1963, ti invitiamo a scoprire la puntata dedicata della newsletter LA STORIA GIUSTA, che contiene:
➜ Il reportage di viaggio della responsabile del Programma Culturale di Fa’ la cosa giusta! Corinne Barbieri, tra Zanzibar e Tanzania
➜ Tante proposte per scoprire l’Africa in viaggio, insieme a Rivista Africa, o come volontari, grazie al contributo di CSV Lombardia, la confederazione nazionale dei centri di servizio per il volontariato.

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¹Fonte: https://not.neroeditions.com/unica-persona-nera-nella-stanza/ 
²Un altro modo di chiamare le seconde generazioni. Il termine si sta affermando nelle comunità africane. Fonte: “Decalogo per una corretta informazione sull’Africa” di Amref.
³Fonte: intervento di Rahma Nur a Sfide – La scuola di tutti 2023, a Milano