Daniele Matterazzo, 34enne della provincia di Padova, nel 2005, a soli 15 anni, è rimasto vittima di un grave incidente stradale che gli ha causato una disabilità fisica compromettendo per sempre l’uso del braccio sinistro, di cui ha rischiato l’amputazione. È grazie a lunghi tracciati a piedi che ritrova il coraggio di rimettersi in gioco e comincia a sfidare se stesso a distanza di 15 anni da quel terribile incidente. Daniele, dopo aver percorso il Cammino di Santiago nel 2020, rimane folgorato dall’esperienza e ogni anno da allora si impegna realizzare nel suo tempo libero progetti sempre più ambiziosi che gli permettano di tramutare i suoi sforzi e passioni in raccolte fondi per aiutare tematiche a lui care o vicine: disabilità , inclusione sociale, pediatria, ecc.
Ad agosto di quest’anno, Daniele ha deciso di compiere una traversata nella Groenlandia dell’ovest, una delle zone più remote ed isolate al mondo, raggiungibile solo in elicottero o con navi di approvvigionamento disponibili solamente per pochi mesi all’anno. Lungo i suoi 20.000 km di costa (est) si trovano solamente 1.500 persone!
In dodici giorni, dal 10 al 22 agosto, ha percorso a piedi, in solitaria, un’antica via di migrazione stagionale utilizzata fin dall’antichità dalla popolazione indigena artica del popolo Inuit. Dall’Ice Cap all’Oceano, lungo un tracciato completamente selvaggio e inabitato lungo poco più di 200 km che prevede di camminare e utilizzare imbarcazioni a remi poste lungo le rive per consentire di attraversare copiosi corsi d’acqua solo quando quest’ultimi dovessero interrompere il passaggio a piedi.

Ciao Daniele, da dove nasce la tua passione per i cammini estremi?
“La passione per le lunghe traversate a piedi in terre nordiche è nata casualmente due anni fa, nel 2022, quando ho percorso il Kungsleden Trail nella Lapponia svedese, all’interno del circolo polare artico. Il Kungsleden Trail è un tracciato montuoso di lunga percorrenza che dal paese di Abisko conduce in 450 chilometri a quello di Hemavan, collegando così i due estremi della regione. È stato il mio primo tracciato ‘selvaggio’, che finalmente si differenziava da tutte le esperienze ordinarie di cammino che avevo fatto in precedenza e che presentavano immancabilmente tutti le stesse dinamiche: centri abitati a fine tappa, servizi, incontri con altri escursionisti, cibo a disposizione, ostelli dove passare la notte, tappe prefissate ecc.. In quel periodo non mi bastava più semplicemente camminare a lungo, volevo vivere nuove forme di cammino che fossero il più possibile ideate e svolte in solitaria e in autosufficienza, a contatto diretto con una natura selvaggia, per contare unicamente sulle mie forze e sull’attrezzatura che avrei portato con me, senza distrazioni o mezze misure. Volevo riscoprire, passo dopo passo, attraverso fatica e stupore, un nuovo modo per vivere l’ outdoor e l’avventura. E da allora non ho più voluto cambiare strada”.
Qual è stato il momento più duro, e quale il più bello, del tuo ultimo viaggio in Groenlandia?
“I momenti duri di questa traversata della Groenlandia dell’ovest sono stati molti. Scarponi e piedi bagnati con conseguenti vesciche dovute a sfregamento, cadute in acqua dalle quali sono riemerso bagnato dalla testa ai piedi, essere costretto a dovermi cambiare e asciugare tra guadi e fiumi ghiacciati, un peso dello zaino che sfiorava i 25 chili e un terreno che faceva sprofondare ogni singolo passo tra muschi e vegetazioni basse tipiche della tundra. I momenti più belli li associo a incontri particolari avvenuti con la fauna artica: renne, buoi muschiati, lepri e volpi artiche, e ai paesaggi che alla vista davano l’impressione di non avere limiti né confini, come la grande calotta polare, un’immensa distesa di ghiaccio e permafrost”.

Sapere che cammini per permettere ad altri di iniziare a farlo cosa significa per te?
“Attraversare a piedi terre selvagge e remote è diventato con il tempo il mio manifesto, un metodo ma anche uno strumento di cui mi sono servito per riprendere in mano le redini della mia vita a distanza di 15 anni dal mio incidente e per ritrovare nuovamente forza, coraggio e autostima andati persi negli anni. Con le mie sfide ”sportive” a cui associo di volta in volta raccolte fondi per sostenere tematiche sociali a me care, tento di sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti dell’inclusione sociale e della disabilità , testimoniando come quest’ultima sia soprattutto una percezione e non una reale e univoca limitazione oggettiva, come spesso si è portati a credere. Credo fermamente che la maggior parte delle difficoltà possano essere superate o aggirate con la giusta determinazione e volontà (ne sono un grande esempio le paralimpiadi di Parigi da poco terminate). Spero di poter essere di ispirazione per chiunque si ritrovi a vivere una realtà simile alla mia, ma anche per chi non ha ancora trovato la forza di reagire e affrontarla. So che spedizioni, traversate o lunghi cammini a piedi non sono per tutti. Io ci ho messo 15 anni per trovare il giusto sentiero da seguire, lo percorro da 4 anni e a questo punto non credo che ci sia un vero e proprio arrivo“.
L’idea di Daniele legata all’avventura in Groenlandia è quella di raccogliere fondi affinché la Fondazione Mazzola di Milano possa ampliare l’impegno nel sostenere progetti Outdoor disegnati e intrapresi da persone con disabilità . Sul sito della rete del dono trovate maggiori informazioni.

