Il 24 aprile 2013, nei sobborghi di Dacca, capitale del Bangladesh, crolla il Rana Plaza, un’immensa “fabbrica della moda” che seppellisce 1.138 lavoratori e ne ferisce altri 2.515. Sono soprattutto donne.

Cosa è cambiato nel mondo della moda in questi dieci anni? Lo abbiamo chiesto a Marina Spadafora, designer e stilista militante, portavoce in Italia del movimento Fashion Revolution, nato nel 2013 proprio in seguito ai fatti del Rana Plaza dalla volontà di due donne coraggiose: le designer Carry Somers e Orsola De Castro.

L’industria della moda si sta velocemente adattando alla richiesta di sostenibilità ambientale nella propria filiera di produzione. Tutto questo è sicuramente un passo nella direzione giusta ma non basta: gli sforzi nell’ambito dei diritti dei lavoratori per ora sono fermi.

In aggiunta allo spreco di risorse idriche e naturali, nonché alla crudeltà imposta agli animali, il fast fashion è un accelleratore di nuove schiavitù.

70 milioni di persone in tutto il mondo, di cui l’80% donne, vivono sotto la soglia di povertà, percependo in media il 45% in meno di quanto necessario per provvedere a se stessi e alle loro famiglie: un salario che porta a situazioni di povertà endemica. Il lavoro minorile poi è una diretta conseguenza del mancato pagamento di un salario dignitoso, necessario alla sussistenza.

Per questo Fashion Revolution, insieme a una cordata di altre 60 ong, ha depositato una legge al Parlamento Europeo: chi vuole vendere i propri prodotti in Europa nei settori dell’abbigliamento, del tessile e del calzaturiero dovrà dimostrare di aver retribuito con una paga dignitosa, e non con la paga minima, i lavoratori.

Con la campagna Good clothes Fair Pay non vogliamo togliere lavoro alle persone ma ottenere salari equi per tutti, chiedendo alle aziende di assorbire i costi, ritoccando i margini di profitto e considerando queste azioni come un investimento per il futuro dell’azienda che la rende più in linea con le richieste dei consumatori.. La società civile attraverso le ong può davvero fare qualcosa.

Leggi l’intervista completa a Marina Spadafora su LA STORIA GIUSTA

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