Quando la chiamo, Valeria Zanoni è per strada, con il navigatore acceso: ha appuntamento per vedere un laboratorio più grande, fuori da Isola, quartiere di Milano “sempre più caro” dove ha sede il suo KeChic

“Kechic si chiama così perché abbiamo preso le lettere del nome di Cheikh e le abbiamo rimescolate: già da questo si capisce chi è il capo” racconta ridendo.
Cheikh Diattara è il protagonista della storia di questa sartoria sociale nata due anni fa a Milano dall’amicizia tra lui, senegalese, e Valeria, innamorata dell’Africa da quando ci ha messo piede per la prima volta.

Cheikh corre veloce con le mani, per ricucire la sua vita in Italia a quella in Senegal, e anche sulla sedia a rotelle, con cui convive da quando ha 8 anni, a causa di una poliomelite che non gli ha impedito di diventare un giocatore di basket professionista –  prima nella nazionale del Senegal e poi in Italia, nella Pallacanestro Cantù e nel Basket Seregno. 

La loro storia inizia cinque anni fa, durante un festival culturale: lui le chiede di aiutarlo a trovare lavoro come sarto, lei gli promette di aiutarlo. Dopo vane ricerche, un po’ per gioco, Valeria dice “fa niente, ce la apriamo noi una sartoria”. E così è! 

Kechic si è connotata da subito come una realtà “doppia”: l’unione di due mondi. La sfida è proprio quella di creare qualcosa di più bello delle singole parti.

“Un ponte tra Milano e Dakar” che si ritrova negli abiti e nella produzione. C’è voluto un po’ per convincere Cheikh che sarebbe stato difficile vendere tuniche a Milano, a gente che passa tutto il giorno in ufficio… oggi però, dal mix di stili e le tradizioni, prendono vita capi come la felpa con la broderie: un prezioso ricamo che nella tradizione senegalese decora le tuniche e gli abiti da cerimonia, applicato al capo di streetwear per eccellenza, che diventa così ricercato e unico.

Il primo esperimento di questo genere è stata una maglietta. Cheikh è fissato con il Duomo, gli piace tantissimo: racconta sempre che i primi tempi, arrivato da poco a Milano, era sempre in piazza a guardarlo. Abbiamo creato allora questa t-shirt in cotone biologico, e le abbiamo applicato sopra la sagoma del duomo, fatta di ritagli di tessuto wax africano. Indossandola ci siamo guardati e abbiamo detto “Cavolo però: il Duomo è il simbolo religioso di Milano, dovremmo fare anche quello del Senegal” e subito ci è venuta l’idea di usare la grande moschea di Touba. Quando abbiamo postato le foto sui social, io indossavo Touba e Cheikh il Duomo: la cosa è piaciuta così tanto che alla fine i nostri clienti africani compravano il Duomo, quelli italiani la Moschea!

Kechic è una sartoria sociale perché offre formazione e lavoro a persone che altrimenti rischierebbero di essere emarginate: “è un progetto aperto, che dà la possibilità a persone in difficoltà di ricostruire la propria vita lavorativa” racconta Valeria. “Keita, l’altro nostro sarto, che abbiamo assunto l’anno scorso, è un rifugiato politico del Mali. È arrivato da noi tramite il CELAV, (Centro di Mediazione al Lavoro – Comune di Milano), ma le segnalazioni arrivano da più parti, anche da Caritas Ambrosiana”.

Alla dimensione di sostenibilità sociale si affianca quella ambientale. Kechic non ha un magazzino, e di conseguenza né avanzi né sprechi: produce “made-to-order”, in base alla richiesta, grazie a una collazione-prototipo che i clienti possono trovare in negozio e acquistare su misura. 

Un altro aspetto che li distingue è l’attenzione all’upcycling: “le persone portano qui i loro capi del cuore, vecchi o magari rovinati, e noi glieli ripariamo in maniera creativa. Spesso li facciamo diventare ancora più belli di prima”.

Per economia di scala, non buttiamo via nessuno degli scampoli di questi splendidi tessuti wax: tutto ciò che avanza viene riconvertito in altro, magari cose più piccole, come gli accessori. 

È il caso dei beauty case realizzati in collaborazione con la cooperativa Alice. Anche in questo caso le identità si mescolano: fuori, le coloratissime stoffe di Kechic, dentro, le sete, che sono il marchio di fabbrica della sartoria del carcere di San Vittore.

Esiste addirittura una “felpa di ritagli”, composta da toppe di tessuti: non ne esiste una uguale! Le troverete in fiera, al loro stand (HB24) nell’area Critical Fashion.

A vostra disposizione ci saranno molti modelli da provare, che potrete prenotare perché vengano realizzati su misura per voi. Kechic spedisce in tutta Italia.
Non mancate la visita al loro stand! E in bocca al lupo a questo progetto che ci ha emozionato. Se volete sapere di più sulla storia di Cheikh, potete leggere la sua storia nel libro E ora vi racconto Cheick, maestro di felicità di Emanuela Nava (Beisler Editore).

Foto di copertina: Andrea Migliarini