Il 25 novembre di due anni fa, nel quartiere di Dergano, a Milano, ha aperto uno spazio per le donne, pensato da altre donne: Paola Maraone, psicologa clinica, Adriana Morandi, stilista, Fernanda Muniz, sarta, Ilaria Solari, giornalista professionista. All’inizio della loro storia in comune, la storia della sartoria terapeutica Molce Atelier, c’è una parola antica: molcere. Un verbo latino che esprime il concetto del guarire, del curare. L’accarezzare e il ricucire una ferita. Un gesto che nell’atelier viene ripetuto quotidianamente, in cerchio, tra donne, avvolte nella luce delle candele e nella musica. Un rito quasi ancestrale. Si cuce, e intanto, con  tempi e modalità diverse per ognuna, si condivide la propria storia.

L’idea della sartoria è nata con la pandemia, un evento ancora più devastante per le tante donne che vivono segregate in casa, private della libertà di prendere le distanze dalla violenza. L’incidenza del contesto familiare nei femminicidi ha raggiunto nel 2020 il valore record dell’89%, come racconta il VII Rapporto Eures sul Femminicidio in Italia: è stato questo il gancio che ha spinto Paola, Ilaria, Fernanda e Adriana a sviluppare il progetto dell’atelier, incubato all’interno della “Scuola dei quartieri” promossa dal Comune di Milano. 

«Siamo andate a uno degli aspetti che stanno alla radice della vulnerabilità delle donne: la dipendenza economica, e l’isolamento» racconta Ilaria. È nato così uno spazio dove il lavoro mette in rete, dove la formazione e l’inserimento all’interno della comunità si intrecciano per costruire percorsi di indipendenza e rinascita.

La sartoria è un linguaggio universale, che “si fa capire” anche dalle tante donne straniere che bussano alla loro porta. Ed è una professione, cosa non meno importante, molto richiesta dalle aziende. 

«Saper produrre qualcosa di bello ti rende più forte. Il lavoro manuale fatto insieme è terapeutico, un potente antidoto alla sofferenza psichica: ce lo hanno insegnato le nostre nonne, ce lo ricordano ogni giorno le storie, le confessioni condivise nell’atelier».

Il lavoro svolto da Molce è prezioso anche perché intercetta un’utenza “silenziosa”: quella delle donne che non si sono rivolte a un centro anti-violenza, spesso perché non consapevoli fino in fondo della propria condizione. Donne vulnerabili, vittime dell’incertezza, che poi spesso si riconoscono nel confronto con le altre. Molce è in questo senso un presidio sul territorio, e ha ampliato il suo raggio d’azione alle donne “invisibili”, diventando un prezioso anello di congiunzione tra il territorio e le istituzioni.

Oggi, due anni dopo l’apertura, nell’atelier lavorano una sarta assunta a tempo pieno, due tirocinanti e altre tre donne che lavorano a progetto. Nel 2023, grazie al Crowdfunding civico del Comune di Milano, è stata avviata l’attività produttiva: l’atelier ha confezionato le sue prime collezioni capsule e incrementa sempre pià la produzione su commissione – anche per i grandi brand della moda, grazie alla collaborazione con Ethicarei, una filiera etica di sartorie sociali in rete con la World Fair Trade Organization.

Tra le collaborazioni più recenti, quella con il Centro Humanitas per Lei di Humanitas San Pio X di Milano: Il Centro donerà a tutte le future mamme del Punto Nascita dell’ospedale, per Natale, un doudou e un fasciatoio cuciti e realizzati a mano dalle sarte di Molce.

La moda, secondo Molce, può intrecciare i fili della sostenibilità – economica, ambientale e sociale: le loro collezioni nascono da tessuti di recupero, di ottima fattura ma dalle dimensioni ridotte o fondi di magazzino, che si trasformano in capi eleganti e dalle linee morbide, su cui sono cuciti messaggi-simbolo del femminismo, come “La notte ci piace, vogliamo uscire in pace”. L’etichetta parlante completa la confezione di capi che raccontano davvero una storia, e che permettono a chi li acquista di condividere in un qualche modo una responsabilità nei confronti della storia delle donne che li hanno confezionati e del loro riscatto. 

Saranno proprio questi capi a essere presentati a Fa’ la cosa giusta!, dal 22 al 24 marzo 2024. Ad accompagnarli, la mostra “Rise Up!”, promossa da Elle e da Saugella, che racconta con il linguaggio della fotografia i percorsi di rinascita delle donne di tutte le età che sono state “intercettate” da Molce Atelier.

“Il nostro obiettivo ora”, conclude Ilaria, “è assumere la nostra seconda sarta, Yasmin. Chiediamo alle persone che ci seguono di finanziare la sua assunzione per un anno attraverso un crowdfunding su Produzionidalbasso.org, con una donazione libera o in cambio di un uno dei capi sartoriali della nostra collezione, perfetti anche come regalo di Natale”. Un gesto concreto, alla portata di tutti, per sostenere il percorso di Molce, che ha bisogno di forza lavoro per crescere, e delle donne che qui lavorano, alla ricerca di un’indipendenza economica e, in definitiva, della libertà.

La fotografia in copertina è di Isabella Balena.

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