Il vocabolario di Fa' la cosa giusta!
Borgo
“Natio borgo selvaggio”, scriveva Leopardi di Recanati. Il borgo non è solo un ameno agglomerato di case in una cerchia di mura, destinazione naturale del turismo slow. Il bando Pnrr (“Attrattività dei borghi”), li definisce “piccoli comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti nei quali sia presente un borgo storico chiaramente identificabile e riconoscibile”. Il successo dell’idea di borgo è conclamato: sono nati in epoche diverse reti come “I borghi più belli d’Italia”, “Le bandiere arancioni” (TCI), i “Borghi autentici d’Italia” (BAI), e poi la sfida televisiva “Il borgo dei borghi” e altre trasmissioni che -grazie ai droni- mostrano mille meraviglie. Ma l’enfasi sull’idea di “borghi” (sempre belli, medievali, turistici e disabitati) rischia di farci dimenticare i paesi reali, che sono il territorio vivo messo alla prova da un’edilizia che dimentica la bellezza e da scelte che tagliano i servizi (le poste, lo sportello bancario, le scuole, l’ambulatorio medico, i trasporti). Per gli appassionati: “Contro i borghi. Il Belpaese che dimentica i paesi”, Donzelli Editore.
In Italia scarseggia la terra ma ci sono sempre più territori abbandonati. Valli bellissime, zone collinari o di media montagna, aree periferiche fino a ieri abitate e coltivate e oggi a rischio di spopolamento.